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Lavori del Mose, pioggia di compensi extra: la finanza indaga sulle “consulenze facili”

VENEZIA. All’ex vicepresidente del Magistrato alle Acque Giampietro Mayerle tre milioni. Ai componenti del “Collegio consultivo tecnico” mezzo milione a testa. Ai collaudatori passati e futuri centinaia di migliaia di euro cadauno. Una pioggia di soldi per qualche firma sulle carte del Mose. Denari distribuiti massicciamente in passato, che adesso tornano a far gola.

Un movimento che ha insospettito la Guardia di Finanza, che ha ora aperto un fascicolo per verificare la congruità di questi compensi “extra” distribuiti a dirigenti e funzionari del ministero e dell’Anas, giudici della Corte dei Conti in pensione, avvocati e ingegneri.

Il caso più eclatante è quello di Mayerle, per anni dirigente degli uffici del ministero di palazzo Dieci Savi. Vice di Cuccioletta e Piva, entrambi coinvolti nello scandalo del Mose. Adesso Mayerle, passato qualche anno dalla bufera giudiziaria, ha chiesto ufficialmente all’amministrazione dello Stato di avere i compensi che secondo lui gli spettano. Poco più di tre milioni di euro, di cui uno già incassato.

Maretta tra i funzionari dello Stato che guadagnano al mese poco più di un insegnante. Anche perché la legge impone un tetto annuo ai compensi integrativi di 290 mila euro, già tanti per la verità. Altri casi sono quelli dei componenti del Collegio consultivo tecnico, previsto dal decreto legge 76 del 2020.

Per ogni grande opera pubblica si devono nominare da parte del concedente e delle imprese concessionarie esperti che debbono valutare i lavori. Nel caso del Mose i nomi sono noti. L’ingegnere Roberto Scibilia, già ingegnere capo del Comune, ora a Thetis; l’avvocato dello Stato di Venezia Stefano Cerillo, l’ex Provveditore Roberto Linetti, l’avvocato Claudio Zucchelli (presidente) e Antonio Bartolini. Anche su questo la Finanza vuole far luce. Sui tanti soldi che a opera praticamente ferma continuano a circolare.

Qualche anno fa lo scandalo dei consulenti collaudatori. Una lista di decine di milioni pagati dall’allora plenipotenziario del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati a decine di dirigenti e funzionari che dovevano collaudare le varie parti del Mose.

Tra i recordman dei collaudi l’ex direttore dell’Anas Vincenzo Pozzi, con un milione e 100 mila euro, Pietro Ciucci, sempre dell’Anas con 747 mila, l’ex provveditore Roberto Daniele con 414.

Ma anche l’avvocato Vincenzo Fortunato, ora richiamato come consulente per la fase dei collaudi dalla commissaria Spitz, con 535 mila euro.

Una lista infinita. Ma solo l’antipasto rispetto a quanto succederà tra qualche mese. In vista della conclusione dei lavori del Mose, i collaudi dovranno essere numerosi, pagati in rapporto al valore dell’opera, costata fin qui 6,5 miliardi.

Il fatto che poi alcune opere del Mose appena collaudate (e pagate) come la diga foranea del Lido siano crollate alla prima mareggiata o le criticità e gli errori si siano scoperti solo dopo gli arresti del 2014 sembra essere un dettaglio. La Finanza intanto ha chiesto documentazione anche sulle numerose consulenze affidate. 

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