Cuneo salino, danni in vista per 5 milioni per carote e radicchio di Chioggia
CHIOGGIA. Tre giorni per salvare 600 ettari di produzioni orticole. Se entro sabato 23 non si troverà una soluzione, che al momento pare quasi impossibile, per poter utilizzare l’acqua dell’Adige per l’irrigazione dei campi a sud di Chioggia, andranno compromessi 600 ettari di radicchio e di carote, con una perdita stimabile in 4-5 milioni di euro.
È drammatica la prospettiva tracciata dalla Coldiretti di Chioggia che martedì 19, assieme alla Cia, ha tenuto un momento di confronto con il Consorzio Adige Euganeo per capire come reagire al lunghissimo periodo di siccità e alla risalita eccezionale del cuneo salino lungo l’asta del fiume.
Un problema che si sta trascinando da settimane ormai e che riguarda tutta l’area provinciale, ma che negli ultimi giorni ha toccato il punto di non ritorno. «L’intera zona degli orti è in ginocchio», spiega Silvano Bugno, responsabile della Coldiretti di Chioggia, «Siamo in una fase cruciale per la produzione dei prossimi mesi: in questi giorni le imprese orticole stano trapiantando le piantine di radicchio e seminando le carote. O meglio dovrebbero farlo, ma molti stanno rinunciando. Le piantine sono pronte, ma tocca buttarle via perché sarebbero piantate sul deserto. Abbiamo 5-600 ettari di campi che rischiano di non produrre nulla nei prossimi mesi. La situazione è tragica».
Delle possibili soluzioni si è discusso a lungo nell’incontro di martedì. «Il Consorzio ci ha spiegato chiaramente che non può più usare l’acqua dell’Adige perché è troppo salata per la risalita del cuneo», spiega Bugno, «La barriera antisalina non funziona perché è troppo bassa rispetto al livello di penetrazione del mare. Occorre rifarla, ma ovviamente i tempi del progetto e della realizzazione non possono essere immediati. Abbiamo chiesto al Genio civile di poter bloccare l’acqua del mare con le palancole, ma non ci è stata data l’autorizzazione per farlo. Servono quindi delle soluzioni, e devono essere veloci, per pescare l’acqua più a monte. Se entro sabato non avremo modo di avere acqua per l’irrigazione, perderemo tutto il raccolto dei prossimi mesi. Un disastro, una perdita di 4-5 milioni di euro. Non abbiamo comunque intenzione di mollare e stiamo studiando tutte le soluzioni possibili per evitare questo collasso del settore, anche nella consapevolezza che in Trentino l’acqua la trattengono per scopi irrigui mentre da noi non si può fare...».
Lo scenario non è migliore nel resto della provincia. Sul Brenta il cuneo ha superato di gran lunga il livello di pescaggio dell’acqua di irrigazione e sono a rischio tutte le colture dell’area di Chioggia, del Piovese e del Cavarzerano, in particolare mais, soia e barbabietole. Coldiretti pochi giorni fa ha lanciato un analogo allarme per i campi del Miranese a causa dell’impossibilità di attingere acqua dal Muson, completamente a secco, e dal Lusore che presenta una quantità di alghe che ne impediscono di fatto l’utilizzo. Manca l’acqua anche per le isole a nord della laguna: Sant’Erasmo, Vignole e Torcello, ma anche a Lio Piccolo dove sono a rischio tutte le carciofaie.