Febbre del Nilo, accertati i primi casi tra animali selvatici in provincia di Pavia
PAVIA. Al policlinico San Matteo non ci sono ancora stati casi di contagio tra le persone, ma la provincia di Pavia è già stata inserita tra quelle a rischio per la diffusione del West Nile virus (la febbre del Nilo occidentale) con limitazioni introdotte anche per le trasfusioni di sangue.
Una malattia che ogni anno torna anche in Italia portata dalle zanzare: quest’anno in anticipo rispetto al passato vista la massiccia presenza di zanzare per il caldo. Nel bollettino di sorveglianza infatti emerge come in provincia di Pavia, tra Lomellina (a Sant’Angelo) e Pavese, siano state trovate zanzare infette nel trappole posizionate per i controlli. E quindi con trasmissione agli animali selvatici come cavalli e uccelli.
«Al momento comunque non abbiamo ancora avuto ingressi per contagi tra le persone» spiegano dal San Matteo, uno dei centri che in Lombardia cura eventuali casi di pazienti colpiti dal virus.
La febbre del Nilo Occidentale è una malattia identificata la prima volta tra Sudan ed Egitto diversi decenni fa e veicolata dalle zanzare “nostrane” chiamate in termini scientifici “culex pipens”. A differenza del Covid, non è contagiosa. Non può avvenire quindi il passaggio da persona a persona. Gli unici casi di contagi interpersonali, ma sono delle rare eccezioni secondo la comunità scientifica, sono legati a trasfusioni di sangue in cui è presente il virus. Il periodo di incubazione dal momento della puntura della zanzara infetta varia fra 2 e 14 giorni, ma può essere anche di 21 giorni nei soggetti con deficit a carico del sistema immunitario.
La maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo. Fra i casi sintomatici, circa il 20% presenta sintomi leggeri. I sintomi più gravi si presentano in media in meno dell’1% delle persone infette (1 persona su 150), e comprendono febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi (circa 1 su mille) il virus può causare un’encefalite letale. Oltre all’uomo sono colpiti uccelli e cavalli.
La diffusione del virus portato dalle zanzare ha fatto sì che il centro nazionale del sangue , ente che regola le trasfusioni, ad inserire la provincia di Pavia tra quelle a rischio. Ci sono buona parte delle province della pianura Padana e della Sardegna nell’elenco di quelle a rischio. Di fatto chi ha passato anche una sola notte negli ultimi 28 giorni in provincia di Pavia si deve astenere dalla donazione di sangue oppure va inserito un test per controllare la negatività al virus.
Ieri intanto sono stati segnalati due casi di positività al virus West Nile in provincia di Novara e Vercelli: proprio a Vercelli c’è stato anche un ricovero. Mentre in Veneto e in Emilia Romagna ci sono stati due decessi, in tutto tre da inizio stagione. Più altri due sospetti nel Trevigiano. I morti sono stati un 77enne in provincia di Padova e un 88enne in provincia di Ferrara. Entrambi avevano già problemi di salute quando sono stati ricoverati in ospedale.—