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Il sindaco di Marcon Matteo Romanello lascia la Lega «Non mi rappresenta più»

«Lascio la Lega, questo partito non è più rappresentativo del territorio e dei suoi iscritti». Il sindaco leghista per eccellenza, Matteo Romanello, appena rieletto forte del consenso del suo territorio, uno dei comuni che più si sta sviluppando nella Città metropolitana di Venezia, ha abbandonato il partito nel quale ha da sempre militato, seguendo le orme del sindaco del comune confinante, ossia di Mogliano, Davide Bortolato.

«LASCIO»

Romanello ha lasciato nelle settimane scorse la segreteria di partito di Marcon dopo 7 anni di reggenza, sostituito dal suo fedele assessore neo segretario cittadino, Francesco Marcadalli.

«Un partito che non è in grado di fare analisi e autocritica dopo una sconfitta elettorale come quella ottenuta il 25 settembre, che ha visto la Lega a livello
nazionale toccare l'8,8% e' destinato a deflagrare a breve» annunciando il suo affrancamento dalla Lega.

«SALVINI NON MI RAPPRESENTA»

«E’ necessario» spiega «mettere in discussione la leadership di Matteo Salvini, ma non solo, anche l'organizzazione interna e le modalità con cui si sta consumando una silenziosa ma evidente guerra fratricida intestina, capitanata da commissari poco rappresentativi e nominati che hanno minato le radici del movimento». Chiaro, Romanello, che non ha mai fatto giri di parole in questi anni.
«Quel partito che conoscevo, gerarchico e militarizzato, nel senso buono della parola, ha perso il contatto con la gente ed il rapporto con il territorio. Inoltre risultano poco chiare, se non ancora definite, le modalità e le regole che porteranno all'elezione democratica dei segretari provinciali attraverso congressi posticipati da 4 anni a questa parte, quasi non ci fossero mai le condizioni o la tranquillità' politica per trattarli».

Per ora, Romanello non ha un partito ufficiale, ma quando Giorgia Meloni era venuta in piazza Ferretto prima delle elezioni, Romanello era seduto al bar Stendardo, ad ascoltare.

«Non mi identifico più in un progetto politico, che come unico punto di riferimento, ha Matteo Salvini, a cui io mi sento lontano sia politicamente,che umanamente».

Bocciato Salvini su tutta la linea. Il governatore, però, ha deluso, in parte, il sindaco marconese, per la sua “immobilità”.

«GOVERNATORE  IMMOBILISTA»

«Zaia invece è stato per me un esempio di "buona amministrazione", la figura sempre stimata in cui mi sono immedesimato, lo ringrazio per i consigli ricevuti e gli importanti confronti avuti in questi anni, anche se non mi capacito del perché non si sia finora mosso per prendere in mano le redini del partito. Quello che più' mi rattrista, è che da anni non ci si adoperi nelle dovute sedi nell'analizzare seriamente le motivazioni che ci hanno portato a perdere più di due terzi dei voti di 5 anni fa. E' mancato il dialogo interno, ma anche la condivisione di un progetto comune».

«IL PARTITO HA PERSO CONTATTO CON LA GENTE»

«Non nascondo amarezza e delusione per un progetto, un'idea di partito che da anni mi vede impegnato su vari fronti prima come uomo e in secondo come
amministratore di una città che sta migliorando e crescendo in prospettiva futura».

Aggiunge Romanello: «Mi duole constatare inoltre come il partito, la maggior parte delle volte avulso dalle dinamiche territoriali, minimizzi il ruolo dei Sindaci e degli
amministratori locali, vero cuore pulsante territorio, visti come spine nel fianco nel dialogo interno, di coloro che cercano la scalata politica».

L’AMAREZZA

Chiude: «Il mio saluto va a militanti e sostenitori che in questi anni hanno condiviso con me questo percorso non solo politico ma anche di vita, consapevole
di aver più dato molto e aver ricevuto poco, troppo poco, da un partito a cui ho dedicato anima e corpo negli ultimi 15 anni».

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