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La Germania rilancia l’allargamento a Est dell’Unione europea 

Avvertimenti e messaggi improntati al rigore trasmessi a intervalli sempre più brevi, i timori crescenti di un ritorno a un cupo passato. E allora in cantiere le contromisure, per evitare lo scenario più severo. Scenario, quello di un ritorno dei visti obbligatori per viaggiare nella Ue per Paesi balcanici come la Serbia, che dovrebbe essere stato evitato.

È questo l’effetto di un vertice tenutosi a Berlino, in quella Germania che è stata negli ultimi mesi – assieme ad Austria ma anche al Belgio e alla Slovenia – fra i Paesi Ue più colpiti dalla rinnovata pressione dei flussi migratori sulla Rotta balcanica. Un aumento, ricordiamo, che è stato favorito dal fenomeno dei “turisti-migranti”, in tasca passaporti di Tunisia, Marocco, India, Burundi, Pakistan o Cuba, che potevano affluire senza visti per via aerea in Serbia, nella veste di normali turisti, ma che poi una volta a Belgrado ripartivano per tentare di entrare illegalmente nella Ue. Fenomeno che sarà arginato, è stato deciso a Berlino, in un vertice tra i ministri degli Interni di vari Paesi europei e delle sei nazioni balcaniche ancora fuori dalla Ue.

Nazioni, ha specificato il ministero degli Esteri tedesco, che alla fine del summit hanno assicurato di «allineare» le loro politiche di concessione dei visti a quelle dell’Unione, in modo da chiudere le “porte” legali che finora hanno permesso a migliaia di migranti di entrare nei Balcani e poi di proseguire verso l’Europa più ricca.

Non solo. I Balcani extra-Ue hanno promesso a Berlino di rafforzare i controlli alle frontiere, anche facendosi aiutare da Frontex e di perfezionare le procedure per rimandare a casa i migranti arrivati via Balcani nell’Unione ma «che non hanno diritto di stare qui», ha specificato la ministra degli Interni tedesca, Nancy Fraeser. «Nessuno deve mettersi in viaggio su rotte pericolose, sapendo di non avere la prospettiva di rimanere in Europa», ha aggiunto Fraeser, specificando che «l’Europa nella sua interezza ha il dovere di fermare gli ingressi illegali». Poco altro si sa sui piani decisi in Germania, ma qualcosa di concreto si sta muovendo soprattutto in Serbia, l’osservata speciale, assieme all’Albania, insieme sul banco degli imputati per le presunte maniche larghe nella vigilanza delle frontiere. «Ci rallegriamo per l’importante passo fatto dalla Serbia per allinearsi alla lista Ue sui visti richiesti a Paesi terzi», ha twittato così il commissario Ue all’Allargamento, Oliver Varhelyi. Parole, quelle di Varhelyi, che farebbero riferimento a decisioni già prese a Belgrado, secondo quanto hanno rivelato i media locali, sull’imposizione dell’obbligo dei visti per tunisini e cittadini del Burundi in arrivo in Serbia, mentre per i viaggiatori provenienti da altri Paesi, ad esempio Cuba, saranno rafforzati i controlli, verificando che i turisti in ingresso siano in possesso del biglietto di ritorno.

Si va così verso il rispetto della promessa fatta dal presidente serbo Vučić a Bruxelles nei giorni scorsi. Belgrado allineerà «in maniera sostanziale» le sue politiche di ingresso a quelle Ue.

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