Don Loris ricorda l’assalto alla missione in Mozambico: «Mentre tutto bruciava attendevo che mi sparassero»
PORDENONE. «Molti mi chiedono come sto. Sto vivo, e non è di poco conto e non è una battuta».
Don Loris Vignandel, nella notte tra il 6 e 7 settembre scorso, era a Chipene, in Mozambico, con don Lorenzo Barro e una comunità di suore comboniane quando la loro missione fu presa d’assalto da un gruppo di ribelli di matrice jihadista.
Durante l’attacco suor Maria De Coppi, della diocesi di Vittorio Veneto, è stata uccisa, le altre suore sono riuscite a nascondersi nella foresta. I due sacerdoti diocesani, invece, erano chiusi nelle loro stanze mentre i ribelli davano fuoco a tutta la casa.
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Don Loris Vignandel, pordenonese di 45 anni già parroco di Chions, è rientrato in diocesi da un mese e «sto facendo un percorso di recupero psicologico, tentando di stanare i motivi per i quali partii e cercando di mettere ordine alle mie idee con l’aiuto della mia guida spirituale».
Al momento vive a Cusano, a disposizione del vescovo e delle comunità locali. Don Lorenzo Barro, invece, attualmente si trova a Nacala, nell’abitazione del vescovo di cui è vicario generale.
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Don Loris, nella serata di venerdì 21 ottobre, ha portato la sua testimonianza alla veglia diocesana missionaria, che si è tenuta nel duomo concattedrale San Marco, presieduta dal vescovo Giuseppe Pellegrini. «Cinque anni fa ero in questa chiesa a ricevere il mandato missionario. In Mozambico ci sono andato in nome e per conto di questa diocesi, per voi, e ho lavorato con e per quella gente. Eravate presenti nei miei passi e nelle mie celebrazioni». Anche per questo «ho resistito chiuso in una stanza».
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Il sacerdote missionario torna a quella notte: «Ognuno nella sua stanza, mentre tutti erano fuggiti e la missione bruciava, io e don Lorenzo siamo rimasti tutto il tempo in preghiera, aspettando la morte certa, disponibili al martirio, certi che in Dio nulla va perduto». Poi aggiunge: «La preghiera funziona e grazie alla vostra sono ancora qui». L’esortazione: «Usiamo il nostro tempo per viverlo». L’ha imparato «contando le ore e i minuti, aspettando che quella porta si aprisse e che mi arrivasse una pallottola. Come usare il tempo spetta solo a ciascuno di noi. L’ho usato, come voi, per pregare: questa sì che è stata una forte arma».
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Nel giorno della memoria liturgica ricorda il beato Pino Puglisi, «una vita che parla di amore», e aggiunge: «Il buon Dio vuole che lavori ancora un po’. Lo faccio con gratitudine. Senza di voi non sarei partito, senza di voi non sarei tornato».
A margine dell’incontro, don Loris è tornato su quella notte: «Tante volte mi domando se sia successo davvero, se sia successo a me. Ora mi sto chiedendo che cosa vuole il Signore da me, partendo dal fatto che sono sacerdote diocesano. Ripartirò, resterò qui? Nulla è deciso. Ma intanto sto vivo».