“Suoni di colpi ogni 30 minuti”, soccorritori del sommergibile disperso in azione
“Suoni di colpi ogni 30 minuti”. I soccorritori che stanno utilizzato i sonar per cercare il sommergibile disperso con cinque persone a bordo hanno rilevato suoni di “colpi” sottomarini nel Nord Atlantico, dove il mezzo, diretto al relitto del Titanic, è scomparso due giorni fa. Sono i media americani a diffondere la notizia citando le comunicazioni del governo degli Stati Uniti. Un aereo canadese P-8 coinvolto nella ricerca “ha sentito dei colpi nell’area ogni 30 minuti. Quattro ore dopo è stato dispiegato un ulteriore sonar e si sentivano ancora dei colpi“, ha detto un’e-mail interna inviata ai funzionari del Dipartimento per la sicurezza interna degli Usa. Il sonar ha captato dei colpi anche secondo un promemoria interno del governo degli Stati Uniti ma il documento non chiarisce quando i rumori sono stati uditi, per quanto tempo e cosa potrebbe averli causati.
La Guardia costiera degli Stati Uniti ha confermato che le squadre di soccorso alla ricerca del sommergibile scomparso hanno rilevato “rumori sottomarini” nell’area di ricerca in cui il Titan era scomparso due giorni prima. “L’aereo canadese P-3 ha rilevato rumori sottomarini nell’area di ricerca. Di conseguenza, le operazioni dei Rov (veicoli telecomandati) sono state trasferite nel tentativo di esplorare l’origine di tali rumori”, ha dichiarato il Primo distretto della Guardia costiera Usa sul suo account Twitter. Le ricerche dei Rov finora “hanno dato esito negativo ma continuano“, viene aggiunto. Gli aerei statunitensi e canadesi impegnati nelle ricerche del sommergibile Titan disperso hanno coperto finora un’area di oltre 25.900 chilometri quadrati di mare.
Canadian P-3 aircraft detected underwater noises in the search area. As a result, ROV operations were relocated in an attempt to explore the origin of the noises. Those ROV searches have yielded negative results but continue. 1/2
— USCGNortheast (@USCGNortheast) June 21, 2023
All’equipaggio del sommergibile scomparso durante una spedizione per visualizzare il relitto del Titanic sono rimaste una trentina di ore di ossigeno: per questa ragione, gli Stati Uniti e il Canada stanno accelerando gli sforzi di ricerca nell’Atlantico settentrionale. Il Titan, scomparsa domenica mentre era in rotta verso il Titanic, aveva abbastanza ossigeno per far respirare i cinque membri dell’equipaggio per circa 96 ore, ma le ore scorrono riducendo l’autonomia. In una conferenza stampa, il capitano Jamie Frederick della Guardia Costiera americana ha sottolineato che l’operazione di ricerca è “molto complessa” e copre fino a 7.600 miglia quadrate (circa 20.000 chilometri quadrati), un’area più grande dello stato del Connecticut. Inoltre, è stato istituito un centro operativo a Boston per coordinare gli sforzi di Stati Uniti, Canada e della società proprietaria del sottomarino, la OceanGate Expeditions, specializzata in spedizioni sottomarine in acque profonde. L’operazione è così difficile che è come cercare una mina in un campo minato.
Durante la conferenza stampa, Frederick ha elencato il numero di risorse messe a disposizione per le ricerche: da un aereo da trasporto militare statunitense Lockheed C-130 Hercules a un aereo canadese Boeing P-8 Poseidon in grado di rilevare oggetti sotto il mare. Secondo il contrammiraglio John Mauger della Guardia Costiera statunitense, le ricerche – a cui partecipa anche la Polar Prince – riguardano un’area “a circa 1.450 chilometri a est di Cape Cod, a una profondità di circa 4.000 metri”. “È un’area remota ed è complicato condurre una ricerca in una zona del genere”. Intanto è ancora ignoro su cosa possa essere accaduto. Le ipotesi sono le più disparate: un black-out che ha fatto saltare le comunicazioni, un cortocircuito che ha innescato un mini-incendio a bordo, che potrebbe aver danneggiato non solo i sistemi operativi (ma anche generato fumi tossici). O anche il natante, sospinto dalle correnti, è rimasto impigliato tra i detriti del Titanic. Di certo, se il sommergibile è ancora intatto e non è imploso, quelli a bordo oltre a rischiare di rimanere senza ossigeno, quelli a bordo hanno sicuramente molto freddo e saranno in uno stato di estrema tensione. Anche perché probabilmente sanno che trovare il sommergibile è solo il primo passo: una volta che verrà individuato – a seconda della profondità dove si trova – trarlo in superficie non sarà affatto scontato.
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