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Migranti, il vescovo di Padova chiama a rapporto i sindaci:  «Servono nuovi spazi per l’accoglienza»

Il tema accoglienza resta caldo. Malgrado i trasferimenti nella provincia siano diminuiti e oggi – affermano dalla Prefettura – arrivano nel Padovano circa 20-30 persone a settimana, i 1.700 migranti accolti in totale sono un numero al limite della sopportazione per i Cas (Centri di accoglienza straordinari) distribuiti nel territorio.

Per questo giovedì si terrà l’ennesimo incontro sul tema. All’Istituto Barbarigo il vescovo Claudio Cipolla ospiterà alle 17.30 i 102 sindaci (o almeno quelli che sceglieranno di esserci) del Padovano che sono stati invitati dalla Provincia. Con loro anche Mario Conte, il presidente Anci Veneto, un referente di Confindustria Veneto Centro e i sindacati.

Il rischio di un collasso delle strutture è reale, così come la reticenza della maggior parte dei primi cittadini e, si scopre, perfino dei Consigli parrocchiali: i sacerdoti hanno risposto con slancio all’appello del vescovo, ma i Consigli frenano. Dall’altra parte però il mondo produttivo nei flussi dei migranti economici ci crede fortemente, tanto da pensare che potrebbero essere la soluzione alla denatalità della provincia. Tutto questo solleva domande, preoccupazioni e perplessità che il prefetto Raffaele Grassi ha condiviso fin da subito con gli altri attori istituzionali e della società civile. L’obiettivo è chiaro: far funzionare il Sai, un’organizzazione che convince le amministrazioni e le cooperative stesse.

Alleanza

Una cosa è chiara, l’accoglienza nella provincia di Padova ha creato un’alleanza molto forte tra la Prefettura, la Diocesi e palazzo Moroni. Tanto che l’assessora al sociale Margherita Colonnello si è spesa in maniera straordinaria per trovare posti e ha messo a disposizione (temporaneamente) l’ex scuola Gabelli pur di scongiurare un cortocircuito che peserebbe soprattutto sulle persone accolte.

Sindaci e parroci

Servono spazi, alloggi, strutture pubbliche dismesse e sono mesi che la Prefettura agisce. A inizio anno il prefetto aveva convocato proprio i sindaci per capire gli spazi a disposizione di ogni territorio. Quell’incontro terminò con un nulla di fatto perché la politica fece orecchie da mercante. Poi è toccato al vescovo chiamare a raccolta tutti i parroci della Diocesi, sempre alla ricerca di spazi. Ma anche questo incontro non è finito troppo bene. Vuoi perché le case a disposizione delle parrocchie sono troppo vetuste e richiederebbero investimenti importanti per essere messe a posto, vuoi perché sono occupate, vuoi perché i Consigli parrocchiali hanno tenuto il freno a mano dell’accoglienza sempre tirato.

Bando europeo

Qualche settimana fa la Prefettura padovana si era già mossa per il bando europeo, anche se la scadenza è per il 16 gennaio 2024. Si parla di 2 mila posti, una significativa boccata di ossigeno e una mossa strategica di Grassi per cercare, da una parte, di prevenire il flusso più importante dei trasferimenti che si concentra soprattutto nei mesi caldi e, dall’altra, per avere più tempo possibile per organizzare l’accoglienza stessa.

Se 1.700 sono i posti già occupati dai profughi, questo significa che la Prefettura ne cerca ancora almeno 300. Del resto già a dicembre dell’anno scorso era stato pubblicato un bando che chiedeva 350 posti nel Padovano. Ad oggi l’equilibrio tra chi entra e chi esce è sempre più precario. Continuano le revoche (allontanamenti delle persone che non hanno più titolo di restare nei Cas), le cooperative stanno facendo del loro meglio, ma non si è mai fuori dall’emergenza.

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