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Elisa e Sara, di Conselve: «Noi, due figli e due gemelle in arrivo. Non potranno essere fratelli e sorelle»

Elisa e Sara ci avevano creduto a questa cosa dei figli delle famiglie arcobaleno iscritti all’anagrafe di Padova con i nomi delle due mamme. Ci avevano creduto al punto che dopo il parto di Elisa ora è la volta di Sara, in grembo ha due gemelline. Tra i sogni e il giorno del parto si è inserita però la Procura di Padova, che non solo ha impugnato l’atto di registrazione del loro bambino, ma ha anche messo un veto sul futuro delle due nasciture. Elisa Barbugian e Sara Quinto, infermiera di 38 anni la prima, impiegata di 35 anni l’altra. Abitano a Conselve. Sono entrambe reduci da una notte insonne.

Elisa Barbugian, qual è la vostra situazione?

«Abbiamo due figli maschi, uno di 7 anni e l’altro di 4. Quello interessato al riconoscimento è il più piccolo, perché quando è nato il nostro primogenito non c’era ancora questa possibilità».

Siete sposate?

«No, siamo unite civilmente. Il Comune di Padova ci aveva chiesto di farla, per poter così procedere senza intoppi nella registrazione di nostro figlio. E così abbiamo fatto. Il documento l’abbiamo poi allegato all’atto di nascita».

Come avete reagito dopo aver saputo delle impugnazioni della Procura di Padova?

«Siamo tante famiglie accomunate da questo triste destino. Ci sentiamo ogni giorno, la viviamo malissimo perché è un atto politico contro di noi. La Procura sapeva delle registrazioni fin dal principio, perché dal municipio hanno sempre trasmesso gli atti. Ora, dopo che il ministro Piantedosi ha inviato la circolare, allora l’autorità giudiziaria le impugna tutte. È un atto politico, non c’è altro da dire. Sono andati a prendere le iscrizioni del 2017, ci rendiamo conto?».

Chi è tra voi la madre partoriente?

«Io sono la madre partoriente per i nostri primi due figli. Ora, invece, con le gemelline in arrivo è Sara la madre partoriente».

Dove sono stati concepiti i vostri figli?

«In una clinica danese».

È un percorso facile quello della procreazione medicalmente assistita?

«No, non per noi coppie omosessuali. È un percorso oneroso e pieno di difficoltà. Per il primo figlio sono riconosciuta solo io come madre, per il secondo impugneranno la pratica e per le figlie in arrivo l’unica madre ufficiale sarà Sara. La cosa più triste è che questi bambini vivranno come fratelli e sorelle, ma per la legge non lo saranno».

Ma quando nasceranno le gemelle proverete a chiedere l’iscrizione al Comune di Padova?

«Penso proprio di no, anche se chiedessimo verrebbe subito negato. Ci arriveranno queste due bambine e oltre ai problemi logistici e finanziari ci sarà un bel processo da affrontare, con relativo dispendio economico in tribunale. Che altro dire, se non: grazie per queste impugnazioni».

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Il vostro secondogenito ha il doppio cognome?

«No, per fortuna. Altrimenti saremmo state costrette a toglierlo. Non so se si rendono conto che significa cambiare l’identità».

Quindi adesso quanto si complicano le cose per la vostra famiglia?

«Abbiamo deciso di avere altri due figli perché credevamo nell’idea di famiglia e nell’opportunità che il Comune di Padova ci dava. Quando è iniziata la campagna elettorale, non pensavamo che la destra potesse arrivare a tanto. Ci aspettavamo uno stop ai sindaci, non un colpo mortale ai diritti acquisiti».

C’è più rabbia o frustrazione?

«Ieri ero arrabbiatissima, oggi sono preoccupata. Se arrivano a impugnare atti del 2017 potrebbero arrivare anche ad azioni più violente dal punto di vista politico. Al di la degli aspetti etici e morali, non tutti abbiamo i soldi che servono per difenderci con gli avvocati».

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