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Le città e la gente nelle foto di Zanta per raccontare il mondo che cambia

Esce dagli schemi della fotografia urbana il libro di Marco Zanta “It’s all one song” (Hartmann 2022), ed esattamente come accade spesso nella letteratura, o appunto nelle canzoni, quello che il lettore legge e vede è un flusso unico di coscienza, uno spazio globale che spazia dall’utopia promettente degli archistar, all’incubo tardo capitalista.

«Racconto lo spazio urbano attraverso uno sguardo continuo, come se si trattasse di un’unica città. Le città del mondo sono sempre più simili.

Attraverso il mio lavoro cerco di porre delle domande al lettore affinché si interroghi su quanto sta accadendo».

Marco Zanta, apre giovedì 22 giugno, alle 21, “Gli incontri del Premio Hemingway”. È suo l’Hemingway Fotografia 2023 proprio per la pubblicazione sopra citata «un fotolibro prestigioso e singolare, anche nella progettazione grafica che si avvale di un particolare processo di stampa e di confezionamento – si legge nella motivazione del premio –. Dedicato alla architettura sociale che caratterizza la città, il libro ne evidenzia la simbolicità umana: una memoria visiva del nostro tempo che si identifica emblematicamente in questo suggestivo, catartico volume».

Sulla Terrazza a Mare di Lignano, Zanta dialogherà con lo storico della fotografia, Italo Zannier. «Sono particolarmente grato di ricevere un riconoscimento così prestigioso. E sono molto felice perché nella giuria del Premio Hemingway c’è Italo Zannier. Seguo il suo lavoro da più di 40 anni».

Nato a Treviso, classe 1962, una ricerca che si muove all’interno della rappresentazione degli spazi urbani, con una forte attenzione rivolta all’architettura e ai siti industriali, “It’s all one song”, la postfazione critica intitolata “Una città continua”, è a cura della docente di composizione architettonica Stefania Rossl, riunisce fotografie di architettura scattate durante i viaggi di Zanta in Europa, Stati Uniti, Asia e Africa nel corso degli ultimi decenni.

In una fotografia intesa come strumento culturale per mettersi in rapporto con il mondo, gli scatti sono un flusso di elementi sovrapposti che passano da un continente all’altro, dagli spazi interni a quelli esterni, di epoca in epoca, dal postmodernismo agli edifici abbandonati e di nuovo alla megalomania urbana fatta di cemento, acciaio e vetro.

Dentro lo skyline simultaneo e sconfinato, colpiscono quando presenti nelle immagini raccolte, i volti e i corpi immortalati dalla cartellonistica pubblicitaria come la presenza degli uomini, donne e bambini catturati all’interno degli spazi abitativi, luoghi di lavoro, strade.

Straniti e spesso sopraffatti dall’architettura in cui abitano, sembrano “modellini di abitanti” dentro a sontuosi plastici o rendering.

«Mi piace cercare le stratificazioni, la contemporaneità che interagisce con la storia, le relazioni tra abitanti e luoghi – spiega ancora Zanta –. Il teatro-città è una scenografia che si reinventa continuamente.

L’Italia, in particolare, è un Paese unico a livello internazionale, con piccole città medievali che non trovi altrove. Salvo opportune eccezioni non sembra esserci una “ratio” nella costruzione di nuovi edifici.

In linea di massima in Italia, come negli altri Paesi, si assiste a una omologazione dovuta al mercato globale. Da un certo punto di vista è rassicurante, sai che ovunque troverai gli stessi “brand” ma dall’altro l’effetto è straniante».

Quasi del tutto assenti, nella pubblicazione gli spazi verdi, la cui marginalità contribuisce a fare emergere un paesaggio contraddittorio e scomposto. All’attività espositiva Zanta ha affiancato l’insegnamento scolastico, collaborando con diversi istituti universitari.

Il suo lavoro è confluito in numerosi volumi di storia della fotografia e di storia dell’architettura.

Ha pubblicato diverse monografie, tra cui Rumore Rosso (Charta, 2000), UrbanEurope (Contrasto, 2008), It’s all one song (Hartmann Books, 2022). Le sue immagini sono state presentate da istituzioni internazionali e ha esposto alla Biennale d’Arte di Venezia. Nel 2003 ha vinto il premio Mosaique del Cna del Lussemburgo.

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