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Il campeggio di Italia ’90 è in rovina, il Comune vuole recuperarlo: dopo 33 anni è stata allacciata la fognatura

UDINE. Da quando è stato realizzato sono passati 33 anni. In teoria avrebbe dovuto ospitare i tifosi arrivati a Udine per assistere ai Mondiali di calcio di Italia’90, ma in realtà nessun turista ha mai messo piede al campeggio del Cormôr, che si è trasformato in un simbolo dello spreco.

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La struttura, nuova di zecca, non è mai stata nemmeno inaugurata ed è andata letteralmente in rovina oltre a essere stata presa di mira più volte da vandali e ladri che hanno rubato tutto quello che si poteva rubare, compresi gli infissi e i servizi igienici.

Oggi, però, la situazione potrebbe sbloccarsi. È stato infatti completato il collegamento alla fognatura. «Manca solo quello del gas ma non sarà complicato, il problema principale era la fognatura», spiega il vicesindaco Alessandro Venanzi che ha preso contatto con chi, nel 2013, si era aggiudicato il bando per la gestione dell’area: «Ho avuto un primo incontro e secondo quanto mi hanno riferito sarebbero ancora interessati anche se ovviamente l’area dovrà essere ripensata».

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Le idee non mancano. «Abbiamo una domanda importante che riguarda chi si sposta in camper o in roulotte, ma anche gli amanti del campeggio, oggi non ci sono strutture adeguate ed è una tipologia di turismo in aumento su cui vogliamo investire anche perché si trova a poca distanza dalla ciclovia Alpe Adria che è sempre più frequentata da ciclisti».

Non a caso la Regione aveva ipotizzato la realizzazione di un polo di ricezione per il turismo lento tra bungalow, impianti ludici e un ristorante in mezzo al verde. «Ho avuto modo di confrontarmi anche con l’assessore regionale Sergio Emidio Bini e c’è una volontà condivisa di offrire servizi ai turisti che si spostano in bici, ma penso anche a chi verrà a Udine per assistere a un concerto. Oggi abbiamo a disposizione circa un migliaio di posti tra alberghi e altre strutture ricettive che è un numero adeguato tenendo conto della popolazione ma che in occasione dei grandi eventi può risultare insufficiente».

Resta da capire chi si farà carico dell’investimento necessario a rimettere a posto il campeggio.

Quando fu realizzato venne dato in gestione alla Federcampeggi che però non riuscì nemmeno ad avviare l’attività. Nel 1994, quando si giocavano i mondiali di calcio in America, mancava ancora l’agibilità che arrivò tre anni più tardi. Nel 1999 l’allora assessore al Patrimonio, Roberto Grandinetti firmò la rescissione del contratto e la vicenda è finita poi anche in tribunale. Il titolare chiese i danni al Comune ritenendo di aver ricevuto una struttura inutilizzabile.

Del caso, e siamo ormai arrivati nel 2005, si è occupato anche il Gabibbo di Striscia la notizia. Ma il campeggio è ancora lì, in stato di abbandono. La seconda amministrazione del sindaco Sergio Cecotti ha anche provato a venderlo, ma senza fortuna. Quando poi sembrava potesse accogliere il capo nomadi di via Monte Sei Busi è scattata la protesta del Comune di Pasian di Prato. Successivamente l’amministrazione Honsell ha pubblicato due bandi (il primo andato deserto) affidando la gestione per 30 anni nel 2013. Dieci anni dopo il campeggio è ancora un cattedrale nel deserto.

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