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Giardini e orti nascosti: l’ex custode svela i segreti del castello di Udine

UDINE. Ci aspetta alla fine della salita che porta al castello. E sorride mentre cerchiamo di dissimulare il fiatone. «Dopo che la affronti venti volte al giorno non senti più la fatica» dice. Paolo Tosolini ci dà il benvenuto. Lui, 63enne, del castello è stato il custode per 18 anni. Il tintinnio del mazzo di chiavi accompagna ogni suo passo. Apre una porta verde acqua vicino alla chiesa di Santa Maria di Castello. «Prego, entrate. Questa è stata casa mia». La richiude alle nostre spalle e ci ritroviamo in un giardino ben curato e rigoglioso. «Piano piano ho sistemato tutte le piante».

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Da lì vede il santuario della Madonna delle Grazie, la vista sui tetti di Udine emoziona. È andato in pensione il 30 giugno (è stato pubblicato il bando per cercare il suo successore), entro fine mese dovrà trasferirsi e ora sta ultimando il trasloco. C’è l’ultima occasione per scoprire assieme a lui i segreti del castello di Udine. Indossa una maglietta nera con la scritta “O ce biel cjscjel a Udin”. Lo si capisce subito che per lui fare il custode era non solo bravura nel provvedere alla manutenzione della struttura, ma passione, amore per la storia, desiderio di valorizzare il patrimonio storico della città.

Il trasferimento

Ad accoglierci, per primo, è Cile, un bassotto di 14 anni. «Lui è il mio assistente ufficiale» scherza. È qui che nel maggio 2005 Paolo, allora operaio comunale e custode alla scuola Lea D’Orlandi, si trasferisce con la moglie Lourdes e i due figli Mapimi e Airibi che allora avevano 10 e 6 anni.

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Il piano terra è sede museale, al primo piano c’è la loro casa. E nel giardino, all’ombra dell’arcangelo Gabriele che indica la direzione del vento, che la famiglia si è riunita in questi anni per i compleanni e per le ricorrenze. «Sì, questo posto è unico, posso dire di essere un privilegiato, qui lascio un pezzo di cuore» afferma.

Le chiavi del castello

Ogni mattina Paolo, per 18 anni, ha aperto il cancello del castello alle 7. Per poi richiuderlo alla sera. Affianca lo staff tecnico del Comune, soprattutto per la manutenzione degli impianti elettrici, antincendio, di riscaldamento. E poi dà una mano con gli allestimenti delle mostre, diventa ben presto, un factotum. Impara a conoscere ogni angolo del castello, sistema l’orto e la serra, ripara, aggiusta, promuove iniziative di promozione e di beneficenza. Approfondisce la storia e le tradizioni. Per la festività del 3 febbraio, San Biagio, fa realizzare dei biscotti il cui ricavato viene destinato al restauro della chiesa dove si venera il santo. Il suo posto preferito è la specola «perché da lassù vedi tutto il Friuli, è uno spettacolo unico».

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La vita in castello

Il silenzio che lo avvolge al mattino, il giro di perlustrazione per accertarsi che tutti i visitatori fossero usciti alla sera. Giornate piene, intense, quelle di Paolo. Sempre disponibile, sempre presente. «Non mi spostavo oltre i venti chilometri perché sapevo che così in mezz’ora sarei potuto rientrare in caso di emergenza» racconta. Vive da vicino ogni evento, assiste ai lavori, perché la sua esperienza diventa fondamentale. Tocca con mano l’angelo che fu oggetto di restauro nel 2011. E poi se lo ricorda ancora quel volo delle Frecce tricolori visto dalla specola con a fianco il comandante Paolo Tarantino. «Quasi da poterle toccare. Era mezzogiorno e all’unisono hanno suonato le campane. Fu qualcosa che non potrò mai dimenticare. Le emozioni non sono mancate in questi 18 anni» dice.

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La torre dell’orologio

«Ora vi porto sulla torre dell’orologio» annuncia Paolo. Scendiamo verso l’ingresso del castello. Tira fuori il suo mazzo di chiavi e apre la porta della torre. Iniziamo a salire le scale in legno. «Alle pareti abbiamo appeso delle stampe a partire dal 1600» afferma. Ci indica la foto storica del 1901 «con il quadrante illuminato grazie a Malignani» e ci racconta la storia dell’orologio e della torre.

Paolo regola l’ora, controlla se c’è qualche piccola manutenzione da fare «e poi contatto l’azienda Solari per gli interventi più mirati». Si accorge subito che c’è una vite allentata, la sistema mentre ci spiega il complesso meccanismo che c’è alla base dell’orologio, con il suo sistema di leve e tiranti, la progettazione e le modifiche inserite nel tempo. Sparge un po’ di lubrificante «perché si tratta di meccanismi molto sensibili».

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Poi ci fa vedere il funzionamento dei tiranti dei mori che battono le ore nella campana posta fra loro. Questione di passione, di conoscenze, di amore per la propria città. «Il castello di Udine è il nostro biglietto da visita - afferma -. Per quanto ho potuto, nelle mie capacità e possibilità mi sono sempre detto che doveva essere tenuto al meglio. Ho tolto le scritte che lo deturpavano in certi punti, ho sistemato e pulito perchè questo è un luogo davvero magico che mi mancherà molto».

Ricordi

Sono tanti i ricordi e i momenti vissuti sulla cima del colle di Udine. «Ricordo bene l’ampliamento dei civici musei - prosegue Paolo -, l’apertura delle nuovi sedi, la realizzazione della mostra sulle devozioni popolari in collaborazione con il duomo e poi tutti gli eventi e le manifestazioni. Seguivo la parte tecnica e ho vissuto dei momenti magici come quando hanno restaurato l’angelo o i mori, che la gente comune non potrà mai vedere».

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«Quando sono arrivato - aggiunge - i primi giorni la parola museo mi sembrava qualcosa di fermo, statico. E invece non è affatto vero perché l’esatto opposto. È stato molto interessante vedere proprio il loro sviluppo. Negli anni poi il numero dei visitatori è sempre cresciuto a dimostrazione del grande interesse che c’è per il nostro castello».

La nuova vita

Paolo e la moglie Lourdes si sono trasferiti - per questo nuovo capitolo della loro vita - in viale Vat dove gestiscono l’appartamento per vacanze “Alle Ceramiche”, omaggio alla passione che li accomuna da sempre per le ceramiche. Del resto fu proprio a un corso di decoro che si conobbero per non lasciarsi mai più.

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