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Il granchio blu a Lignano c’era già quattro anni fa: il primo avvistamento risale al 2019

LIGNANO. È diventato in un attimo il tormentone dell’estate: il granchio blu è arrivato anche a Lignano, in zona Faro Rosso a Sabbiadoro, verso la Foce e, in qualche caso, anche a Pineta.

Gli avvistamenti

«Una percentuale dei granchi che sono stati visti a riva erano già morti. Quelli ancora in vita vengono recuperati e liberati al largo. Sono un po’ più grandi dei granchi normali e hanno un colore bluastro – spiega il responsabile del salvataggio Filippo Padovani –. Le persone che si avvicinano a guardarli si suddividono tra coloro che vogliono liberarli, quelli che suggeriscono di mangiarli e coloro che invece vorrebbero che venissero uccisi istantaneamente, mentre qualcun altro desidera invece solo vederli per curiosità».

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La presenza a Lignano

I primi avvistamenti risalgono al 2019. Il presidente dell’Odv Foce del Tagliamento, Giosué Cuccurullo, conferma che, proprio alla Foce del Tagliamento ne aveva trovato uno 4 anni fa. «Ora ne stanno arrivando altri. In Veneto è stato dichiarato lo stato di calamità naturale sul delta del Po perché stanno decimando il novellame e i molluschi», aggiunge Cuccurullo. Anche il presidente di Lisagest, Emanuele Rodeano, sostiene che siano presenti nell’area da tempo. «Ora che l’emergenza si fa economica bisogna correre ai ripari ma in realtà si sarebbe dovuto dare maggiore importanza a questo fenomeno prima».

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I rischi

Il direttore generale dell’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale di Trieste, Paola Del Negro, conferma di avere visto alcuni esemplari in spiaggia, raccolti da alcuni bambini con i loro retini e afferma che questo tipo di granchio non è pericoloso a meno che non pizzichi qualcuno con la sua chela che è più forte rispetto a quelle dei granchi normali. «Non avendo predatori naturali, se non pochi, ed essendo dotato di una capacità riproduttiva elevata si moltiplica con grande facilità. Ogni femmina è in grado di deporre milioni di uova e questi esemplari sono dotati di una grande capacità di sopravvivenza. Resistono infatti a temperature tra i 3 e i 5 gradi ma anche fino ai 35, in acqua salata o dolce: è proprio per questo la loro diffusione è così elevata. Sono inoltre predatori voraci di molluschi e crostacei e questo modifica l’ecosistema».

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La soluzione suggerita

«L’uomo dovrebbe sottrarlo all’ambiente e mangiarlo. Così, costruendogli un mercato si potrebbe anche aiutare i pescatori nel loro lavoro – afferma Del Negro –. Sarebbe utile inoltre concertare tutti gli sforzi fatti da tutti gli enti che lo stanno studiando e mettere in piedi una strategia a livello regionale per correre ai ripari in merito a questa situazione».

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I pescatori

L’associazione pescatori Al mare onlus, presieduta da Amerigo Pozzatello è formata da privati che amano la pesca. «È già da un anno che alcuni associati prendono il granchio blu e lo mangiano. Ho visto barche dotate di retini che li stavano pescando, qualcuno infatti, esce in mare proprio per cercarli. Questo tipo di crostaceo ha bisogno di esche speciali e chi prova a pescarli sull’amo inserisce dei bocconcini di petto di pollo o di tacchino. Non appena la canna si muove, si deve essere velocissimi a tirarli a riva perché la loro chela è in grado di strappare il filo. Proprio per questo alcuni usano i terminali in metallo o con il filo di carbonio che si usavano per il luccio». Tra coloro che li hanno mangiati anche il presidente della Società Lignano Pineta Giorgio Ardito. «Mi è stata proposta proprio due giorni fa una pastasciutta al granchio blu. È buono, con un sapore che sta a metà tra quello dell’astice e del granchio».

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