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Papà Malaiko: «Condannato all’ergastolo di un dolore senza fine»

Tre giorni dopo, quindi nove, quaranta e infine un anno intero dalla scomparsa. «È così che noi ricordiamo, da tradizione, i nostri morti. Oggi (ieri per chi legge, ndr) è un giorno importante e difficile, è un giorno di lutto». Oleksandr Malaiko, un anno fa, ha perso la figlia. Yana aveva 23 anni. La notte tra il 19 e il 20 gennaio del 2023 è stata uccisa brutalmente e rinchiusa in una valigia dall’ex fidanzato, Dumitru Stratan, reo confesso. Poi portata in un luogo isolato e abbandonata. I carabinieri e un gruppo via via sempre più grande di volontari l’hanno cercata per undici lunghi giorni. Prima con la speranza di trovarla ancora in vita, poi con la forza di darle, almeno, una sepoltura.

Il lutto

Ieri era il giorno del lutto. Per la famiglia di origine ucraina della giovane, barista all’Event Caffè di Castiglione, e per l’altra famiglia, quella spontanea cresciuta attorno ai genitori dal giorno della tragedia. Sono state celebrate brevi cerimonie in suffragio a Castiglione, a Romano di Lombardia, paese in cui la ragazza è cresciuta con la nonna paterna, e a Porto Santo Stefano, in Toscana, dove vive il padre. Un momento di raccoglimento, al quale hanno partecipato il presidente dell’associazione Y.a.n.a. Francesco Porrello, l’avvocato di famiglia Angelo Lino Murtas e il criminologo Gianni Spoletti, anche lungo il sentiero nel quale è stato ritrovato il corpo della giovane.

Evitare altre disgrazie

«Dio ha scelto così - dice Oleksandr Malaiko ricordando la figlia scomparsa - Possiamo soltanto piangere e fare qualcosa per evitare che disgrazie simili succedano in altre famiglie». Lo stanno facendo, Oleksandr e gli amici che gli si sono stretti attorno, grazie all’associazione Y.a.n.a. «Nel corso di quest’anno ho detto molto, ma purtroppo personalmente ho fatto molto poco. Devo ringraziare tutte le persone che mi ha regalato il Signore in questi giorni terribili per poter sopportare il dolore, a partire da Francesco Porrello».

La scelta di restare umani

«Quando perdi qualcuno che ami - continua - cammini, parli, fai tutto quello che devi fare, ma non sei più lì. Dove c’era la tua anima, ora c’è un buco nero costituito dal dolore della perdita, dall’odio e da un desiderio di vendetta. Questa è la tortura successiva, la tortura della scelta. Devi scegliere se rimanere umano o trasformarti in un animale crudele».

È passato un anno, ma il tempo non ha lenito il dolore della famiglia Malaiko: «Se scegli di rimanere umano, ti condannerai all’ergastolo - dice papà Oleksandr - alla tortura di una vita di dolore incessante, perché il tempo non guarisce. Tutto svanirà, tutti i tuoi sogni e desideri, tutti i tuoi obiettivi non significheranno nient’altro».

Il processo

Il processo a Dumitru Stratan, l’ex fidanzato accusato di omicidio premeditato, comincerà il prossimo 11 aprile. «In aprile ci sarò senza dubbio, e attorno a me avrò tutte queste persone dal cuore grande che mi sono state vicine in questo anno». Nessun rapporto, invece, con la famiglia Stratan: «La sorella di Dumitru è stata al funerale e l’ho rivista l’ultima volta quando mi ha riportato il cagnolino di Yana. Ma non mi servono le loro parole, non voglio le scuse di nessuno. Cosa possono dirmi? Vanno a trovare Dumitru in carcere, gli pagano gli avvocati. Non piangono per mia figlia».

L’appello

Da Oleksandr, infine, un appello: «Prendetevi cura della vostra famiglia e degli amici, siate presenti, insegnate ai figli a non tacere. E non ignorate la disgrazia di qualcun altro, perché l’indifferenza uccide. Unitevi, perché la disunione uccide. L’amore salverà il mondo, ma l’amore non è parole, è azione».

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