Tomasin ribelle incompreso: il calciatore monfalconese finito in Brasile che non volle tagliare i capelli
MONFALCONE. Incompreso, ma forse l’aggettivo più indicato era ribelle, nel senso più positivo del termine come lo erano molti dei calciatori di talento di fine anni ’60, in un ruolo, quello dell’ala destra, del numero 7, che sembrava tagliato apposta per uomini così, da George Best a Gigi Meroni.
Incompreso, piuttosto, fu l’aggettivo usato quando Il Piccolo, il giorno della sua partenza per il Brasile, nel 1975, titolò “L’incompreso Franco Tomasin parte per il Brasile” l’articolo a lui dedicato.
Fu un viaggio senza ritorno, quanto meno definitivo, per l’allora giovane monfalconese che iniziò la sua avventura seguendo il fratello Sergio, impiegato come ingegnere civile nel paese del samba, per poi stabilirsi definitivamente a Sao Sebastiao, località mondana sulla costa dello stato di San Paolo.
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Tornava a Monfalcone ogni due anni
A Monfalcone tornava ogni due anni, fermandosi per brevi periodi per passare del tempo con l’amato nipote Giuliano, la sorella Mariuccia, i tanti amici e gli ex compagni di squadra.
Spirito libero e poco incline ai compromessi, Tomasin, neppure al cospetto di un totem come “Ciso” Zeleznik che ne apprezzava le qualità tecniche e lo volle nel suo Monfalcone, ma con il quale entrò subito in contrasto per un motivo solo all’apparenza banale: i capelli lunghi.
Zeleznik lo aveva più volte minacciato di non farlo giocare se non si fosse tagliato i capelli, e dopo l’esordio in Monfalcone-Trevigliese nella stagione 1968-1969 diede seguito a questo avvertimento lasciandolo spesso fuori squadra, ma senza risultati: la lunga chioma continuò a caratterizzare Tomasin per tutta la vita anche perché nella prima squadra cittadina durò poco.
Si trasferì prima al sud, dove con la maglia della Nocerina fece conoscenza con campi molto più caldi (raccontò di lanci di pietre che accoglievano spesso e volentieri le squadre in trasferta), per poi tornare a Monfalcone per vestire la casacca neroverde del San Michele. L’ultima squadra che lo vide protagonista fu la triestina Edile Adriatica, che salutò a 27 anni (era un classe 1948) per andarsene oltreoceano.
Il suo amore per il calcio
Il suo rapporto con il calcio non si interruppe mai, del resto il Brasile, si sa, è il paese del calcio, e per un appassionato come lui non mancavano le squadre da seguire, gli stadi da frequentare, e le persone da conoscere nel mondo del “futebol”. E di personaggi del futebol ne ha conosciuti molti, e di molto famosi, grazie al suo percorso lavorativo: dopo un inizio carriera da attore, in particolare da interprete di spot pubblicitari, Tomasin trovò la sua strada nel mondo della ristorazione, e il suo ristorante era frequentato anche da calciatori in una località come Sao Sebastiao che era un po’ la Portofino del litorale paulista. Ci andava Zico, tra gli altri, ma quello con cui legò di più, tanto da diventarne molto amico fu Raì, il fratello del mitico Socrates, meno leggendario ma protagonista in squadre importanti, bandiera del San Paolo e nazionale brasiliano.
La scomparsa prima di Natale
Il calcio ha accompagnato Franco Tomasin fino alla fine: il monfalconese è scomparso poco prima di Natale nello stesso ospedale in cui, nel 2022, era morto Pelè, l’Albert Einstein di San Paolo.
Gli amici di sempre, da Carlo Feresin a Adriano Faccin, Antonio Cosmani, Mauro Pelaschier e Andrea Tiziani tra gli altri, non hanno fatto in tempo a salutarlo, ma stanno organizzando un ritrovo in sua memoria. Sarà un rinfresco, con tanto di brindisi, come sarebbe piaciuto a Franco, uno che si è goduto la vita fino in fondo.