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Il Papa valorizza i piccoli Comuni, i sindaci  bellunesi invocano meno burocrazia

«I piccoli comuni, soprattutto quelli che fanno parte delle aree interne, e che sono la maggior parte, sono spesso trascurati e si trovano in condizione di marginalità». No, non sono i sindaci a denunciarlo. O meglio, l’hanno già fatto e sono rimasti inascoltati. Il virgolettato è di Papa Francesco che così ha parlato ieri, ricevendo in udienza a Palazzo Apostolico Vaticano, i membri dell’Associazione per la Sussidiarietà e la modernizzazione degli Enti locali (Asmel).

In provincia di Belluno ci sono 61 Comuni. Solo 10 hanno più di 5 mila abitanti, quindi 51 ne hanno di meno e ben 15 sotto i mille abitanti e 8 con meno di 500. Le aree interne, cui fa riferimento Bergoglio, nel nostro caso sono le due consolidate del Comelico e dell’Agordino e le due di nuova istituzione Alpago-Zoldano e Cadore. I cittadini che abitano queste aree, «una porzione significativa della popolazione, scontano divari importanti in termini di opportunità, e questo resta una fonte di disuguaglianza. Alla radice di questi divari c'è il fatto che risulta troppo dispendioso offrire a questi territori la stessa dotazione di risorse delle altre aree del Paese. Vediamo qui un esempio concreto di cultura dello scarto».

Spopolamento progressivo

E poi un’altra sottolineatura del capo della Chiesa che si addice puntualmente alla provincia. «C’è un altro aspetto di questa dinamica. È nelle aree interne, marginali, che si trova la maggior parte del patrimonio naturale (foreste, aree protette, e così via): sono dunque di importanza strategica in termini ambientali. Ma lo spopolamento progressivo - ha proseguito il pontefice - rende più difficile la cura del territorio, che da sempre gli abitanti di queste zone hanno portato avanti. I territori abbandonati diventano più fragili, e il loro dissesto diventa causa di calamità e di emergenze».

Laboratori di innovazione

«Da sempre sono le aree marginali quelle che possono convertirsi in laboratori di innovazione sociale, a partire da una prospettiva - quella dei margini - che consente di vedere i dinamismi della società in modo diverso, scoprendo opportunità dove altri vedono solo vincoli, o risorse in ciò che altri considerano scarti. Le pratiche sociali innovative, che riscoprono forme di mutualità e reciprocità e che riconfigurano il rapporto con l’ambiente nella chiave della cura - dalle nuove forme di agricoltura alle esperienze di welfare di comunità - chiedono di essere riconosciute e sostenute, per alimentare un paradigma alternativo a vantaggio di tutti».

Reazioni in provincia

Secondo Dario Scopel, sindaco di Seren e componente della direzione di Anpci, Associazione nazionale Piccoli Comuni d’Italia «il Santo padre ha riconosciuto la centralità e l'importanza dei piccoli comuni, che ospitano circa 10 milioni di persone. Vivere in un piccolo comune spesso implica essere distanti dalle metropoli, con maggiori sfide nell’accesso ai servizi e alle opportunità. Gli amministratori in questi contesti affrontano quotidianamente sfide significative, cercando di rispondere alle esigenze della comunità con risorse limitate. La crescente burocrazia, che complica persino le operazioni più basilari come l’acquisto di una vite, aggiunge ulteriori ostacoli. È necessario un maggiore investimento di risorse per invertire la tendenza di spopolamento e abbandono. Il Trentino è un esempio: investendo di più nei territori, nelle infrastrutture e nei servizi crea un miglioramento socio economico».

Per Camillo De Pellegrin, sindaco di Val di Zoldo, «ci sono comuni che non danno alcun servizio alla comunità e francamente non mi sembrano trascurati. Bisogna invece guardare a cosa il Comune fa. I piccoli con molti servizi da dare sono sicuramente svantaggiati. Non si dovrebbe mai generalizzare. Ovviamente il Papa fa un discorso più alto, Che condivido. Spetta alla politica declinare queste attenzioni».

Sara Bona è sindaco di Tambre. Evidenzia che i piccoli Comuni sono in grande sofferenza soprattutto «nel personale, sempre più anziano, al quale non si riesce a garantire un turn over perché ai concorsi non si presenta nessuno soprattutto per lavorare nelle terre alte e periferiche». E, da questo punto di vista, denuncia Bona, non esiste un percorso formativo adeguato per le professioni tecnico-amministrative di livello intermedio che pure sono quelle che mandano avanti gli enti locali. Gli adempimenti vengono semplificati per i Comuni sotto i 2000 abitanti ma nel frattempo nascono sempre nuove incombenze, portali ridondanti che replicano dati già presenti nei database e scadenze sempre più rigide. «Per non parlare della totale impasse di questi giorni sul tema degli smart Cig per gli acquisti. Una piccola spesa per acquistare il gasolio per gli scuolabus comporta gli stessi adempimenti di un appalto da 5 milioni di euro. I bandi e i fondi, come il Pnrr obbligano i piccoli comuni a inventare nuovi progetti faraonici, ma non ci sono risorse per la manutenzioni e la conservazione patrimonio esistente». Quindi? «Serve una politica di incentivazione alla residenzialità e una fiscalità agevolata, per sostenere gli abitanti dei piccoli centri che sono la spina dorsale dell’Italia».

Per l’Uncem, l’Unione dei Comuni, le parole di Francesco sono decisive per una nuova politica per i territori. «Arrivano a pochi giorni dai preziosi interventi», ricordano il presidente Marco Bussone, raccogliendo la condivisione di Ennio Vigne di Uncem Belluno, del presidente Sergio Mattarella e del cardinale Zuppi, sulle stesse urgenze di impegno contro spopolamento e abbandono». Bussone e Vigne sottolineano che Francesco sollecita «una politica attenta e operosa, Enti locali vivi, comunità che camminano insieme, istituzioni sussidiarie e in relazione. Nella piena corresponsabilità dell’azione, nella distinzione dei ruoli, nell’unità dei valori e delle stesse comunità». «Papa Francesco ci insegna a camminare insieme, a non perdere fiducia e stima anche tra sindaci, a crescere nella logica del noi che prende il posto dell’io. Dobbiamo crederci anche come istituzioni».

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