Green Project: nel boom di incassi (e caos dei conti) arrivò il Ferrari
Contratti con illecite detrazioni fiscali, ma anche una contabilità aziendale confusionaria, benefici fiscali che non sono stati incassati perché bloccati dalle riforme sui bonus, pagamenti non registrati e accreditati, contestazioni per insoluti che hanno messo nei guai l’azienda. C’è tanto di tutto nella bufera che ha travolto la Green Project Agency di Tommaso Giuliano, oggi indagato per truffa ai danni dello Stato e che tenta di ridimensionare tutto dicendo: «Abbiamo avuto problemi con gli incassi dalle detrazioni e con un fornitore». Quello stesso Giuliano che due anni fa, quando Gren Project fatturava milioni, festeggiò comprandosi un Ferrari.
Caos conti
Nel 2018, all’inizio dell’avventura, la società veneziana aveva un attivo da 18 mila euro, poi un boom progressivo: 168 mila euro di attivo nel 2019; 674 nel 2020; nel 12 milioni e 800 mila euro nel 2021 e ben 29 milioni nel 2022 quando registrò un valore di produzione da 26 milioni, 19 milioni di costi e un utile da 4,1 milioni.
Più che un successo una favola, ma qualcosa non tornava, e non erano i soldi che incassava dalle finanziare a saldo dei contratti stipulati con centinaia, migliaia di clienti che di lì a qualche mese si sarebbero trovati con ben altro in mano rispetto a quanto promesso.
A non tornare erano le carte. Oltre ai contratti che saltavano, ai fornitori che non venivano pagati, ai pezzi che mancavano si sommavano clienti ritrovatisi con il cassetto fiscale occupato dalle detrazioni fatte dalla Green Project Agency nonostante questa non avesse ancora installato nulla, o non avesse completato quel che doveva fare. In un caso anche un cassetto fiscale caricato non una ma due volte. O ancora: persone a cui venivano accreditati bonus in realtà mai liquidati, ma che i clienti si ritrovavano a dover dichiarare come se l’avessero fatto. Inutili le chiamate in azienda, quando rispondeva, si divagava: «...Errori», «Rimediamo», «Scusi». Ma le correzioni molti le aspettano ancora.
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Ma a monte di tutto c’era il caos dei bonus che Green Project contava di incassare ma che invece non le venivano liquidati facendole saltare il portafogli . Di qui le fatture non pagate ai fornitori, i primi contenziosi con i clienti e pure – pare – con lo Stato. Dell’autunno scorso un vertice in azienda durante il quale lo stesso Giuliano, da quanto raccontano i fedelissimi, rassicurava: «Incasseremo 8 milioni dalle detrazioni a breve, altri 20 a seguire». Ma invece dei soldi è arrivata la Finanza, che faceva seguito ai primi esposti contro la sua società, quelli che da allora avrebbero iniziato a moltiplicarsi diventando lo tsunami di istanze che oggi sta puntando verso la sede di via Castellana da ogni parte d’Italia.
Giuliano: «Colpa di un fornitore»
«Il problema non riguarda noi ma un fornitore con cui siamo in causa. Abbiamo rescisso il contratto a febbraio per inadempienza: non ci pagava più le provvigioni e ci deve 700 mila euro», sostiene Giuliano. Colpe della Green Project? «Capisco che i clienti chiedano a noi, perché siamo gli agenti che hanno proposto le forniture. Ma non abbiamo colpe. Il fornitore di energia è andato in difficoltà per la crisi energetica: si è trovato con costi lievitati in un anno, da 20 centesimi per kw a un euro. I contratti energetici prevedevano un prezzo bloccato dell’energia.
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Se sei un piccolo fornitore e i clienti non ti pagano più, cosa puoi fare? Ha lasciato in braghe di tela noi e i clienti. Non possiamo fare nulla non abbiamo accesso ai contratti. Prendevamo solo provvigioni», ha riferito nei giorni scorsi l’amministratore della Green Project.
Nei casi visionati però il contratto era doppio: uno col fornitore e uno con la società di Mestre, che garantiva l’energia “gratis”. «Il credito fiscale del 65%? Veniva applicato solo sui prodotti, come caldaie e climatizzatori non sul forniture energetiche. Non lo si può fare», conclude Giuliano. «Abbiamo avuto dei problemi ad incassare dei crediti, e quindi abbiamo rallentato le pratiche. Ma chi non ha ricevuto il materiale o non l’ha installata, può recedere».
Il ferrari
La convinzione che tutto sarebbe andato bene, e l’incoscienza o il dolo (lo stabilirà la Procura di Venezia che indaga sul caso) nell’aver proposto per anni offerte di vendita non ammissibili. Questo era Tommaso Giuliano che nel 2021, nel pieno boom dei fatturati, festeggiava pubblicando sul suo profilo facebook le fotografie a bordo di un Ferrari F8: «Dopo tanti sacrifici ho raggiunto un grande obbiettivo, un piccolo sogno da bambino diventato realtà». Quella stessa Ferrari a bordo della quale «si presentava anche agli appuntamenti con le società che chiedevano conto dei mancati pagamenti» sottolinea una fonte aziendale. Status simbol.