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Non fu lui a informare gli spacciatori: interprete assolto

UDINE. È stato assolto con formula piena «per non aver commesso il fatto» Javid Sadat, 32 anni, interprete di origini afghane e residente a Udine, finito nei guai a causa di un servizio di traduzione commissionatogli dalla Polizia giudiziaria di Udine il 20 giugno del 2019.

La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico del tribunale friulano, Camilla Del Torre, a fronte della richiesta di condanna a 4 mesi avanzata dal pm.

Era stato il suo difensore, avvocato Federico Artico, nel corso dell’istruttoria dibattimentale, a dimostrare l’insussistenza dell’ipotesi accusatoria formulata nei confronti dell’interprete nell’ambito di una più ampia inchiesta sullo spaccio di droga in città: diversi chili di hascisc destinati ad alimentare la piazza individuata nella zona del castello. Sadat era stato contattato da un momento all’altro, in supplenza del professionista di cui gli investigatori erano soliti servirsi, mentre un gruppo di presunti spacciatori già attenzionati e sottoposti a intercettazione stava rientrando da Milano: era necessario conoscere in tempo reale il contenuto delle loro conversazioni telefoniche.

Il sospetto che potesse averli aiutati, fornendo «traduzioni infedeli» e «informandoli dell’attività tecnica» in corso, era scattato quella sera stessa, nel momento in cui i connazionali avevano appreso di essere ascoltati e avevano distrutto le sim card.

«Chi li ha avvertiti ha un nome diverso dal suo – ha argomentato il difensore – e l’interruzione delle comunicazioni non avvenne “subito dopo” l’invio degli audio da tradurre, come ipotizzato dalla Procura, ma a tre ore di distanza».

Sottoposto a esame, lo stesso Sadat aveva ribadito la correttezza e fedeltà del proprio operato.

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