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Stephen Ogongo: «Cari razzisti, insultatemi pure, il vostro odio non mi fermerà»

Stephen Ogongo
Stephen Ogongo
Stephen Ogongo

Trecento casi in più in un anno. Il 2018. In totale 3.260, 9 al giorno. Si è aperta con questo dato la Settimana di azione contro il razzismo, lanciata dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Numeri che fanno paura. Di chi è la responsabilità? Quando si è fatto questa domanda, Stephen Ogongo, originario del Kenya e arrivato in Italia 25 anni fa per studiare, ha deciso che per rispondere avrebbe agito. Insieme ai giornalisti del gruppo Stranieri in Italia, di cui è caporedattore, Ogongo ha fondato il movimento Cara Italia. «Stranieri e italiani insieme contro il razzismo e ogni forma di discriminazione», ci spiega senza tanti giri di parole. Le stesse con cui pochi giorni fa ha lanciato un appello al Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Ma lui (almeno per ora) non ha risposto.

Cosa gli direbbe se lo incontrasse?
«Gli direi che spesso dice di non essere razzista ed io vorrei credergli. Ma non è sufficiente dirlo. Lo deve dimostrare con i fatti, dando per primo il buon esempio e chiedendo a tutti di abbassare i toni. In quanto Ministro, ha il compito di garantire la sicurezza di tutti. Per questo deve rendersi conto che il razzismo in Italia oggi è un problema serio».

Cosa la spaventa dell’Italia di oggi?
«Il razzismo, il sessismo e tantissime altre forme di discriminazioni stanno diventando “normali”. Il Paese sta prendendo veramente una piega disastrosa. Fino a un anno fa essere razzista non andava di moda. Qualcuno è riuscito in pochissimo tempo a legittimare il peggior clima di odio mai visto in Italia».

Lei è arrivato qui 25 anni fa per studiare. Come ricorda l’Italia di quegli anni?
«L’Italia è sempre stato un Paese accogliente, aperto agli immigrati e rifugiati. Purtroppo, con l’arrivo della crisi economica, alcuni politici hanno capito che potevano giocare la carta dell’immigrazione per arrivare al potere. Sono riusciti a far credere a molti che gli immigrati e i rifugiati – soprattutto quelli con la pelle nera – siano la causa di tutti i mali del Paese».

Quali sono le armi principali della propaganda razzista?
«Ogni giorno convincono la gente che il Paese spende più risorse per ospitare e sostenere i rifugiati, dipinti come persone che vivono negli alberghi di lusso, mentre gli Italiani in difficoltà sono abbandonati dallo Stato. Allo stesso tempo hanno creato la paura degli stranieri, facendoli passare come criminali molto pericolosi».

Per questo ha fondato Cara Italia?
«Sì, Cara Italia nasce spontaneamente come movimento per contrastare la deriva razzista che il Paese sta vivendo. Non è un partito o un movimento degli stranieri. È un movimento che ha come protagonisti gli immigrati e gli italiani che lavorano insieme contro il razzismo e tutte le altre forme discriminazioni».

Quali sono i vostri obiettivi?
«Ci ispiriamo alla Costituzione italiana e alla civiltà italiana ed europea che mettono al centro di tutto il rispetto della persona e della dignità umana. Ciò che conta è la persona e non il luogo in cui è nata o da dove sono arrivati i suoi genitori. Lavoriamo per l’emancipazione degli immigrati, facilitando l’integrazione, l’informazione corretta e la conoscenza dei loro diritti e doveri».

E tentate l’ingresso in politica.
«Vogliamo creare una classe dirigente che rispecchi la natura multiculturale dell’Italia. La nostra è più una battaglia culturale che politica».

Ha mai subìto episodi di razzismo?
«Ultimamente subisco il razzismo ogni giorno. La gente che mi guarda in modo strano, la gente che parla contro gli immigrati apertamente sui mezzi davanti a me, i controllori che quando salgono sugli autobus vanno subito verso le persone nere, eccetera. Da quando ho fondato Cara Italia, si sono intensificati gli insulti razzisti sui miei social network».

Ha paura?
«Ci tengo a dire a tutti i razzisti che m’insultano ogni giorno, che le loro offese non mi fermeranno mai. Se hanno idee da esporre contro i miei ideali mi farà molto piacere leggerle. Fino a oggi vedo solo insulti».

Come si combatte il razzismo?
«Oggi occorre molto coraggio. Bisogna aiutare la gente a sapere che cosa è il razzismo, come si manifesta, e soprattutto a non tollerarlo. È importante raccontare gli episodi razzisti. Il razzismo in Italia è un reato e chi lo commette deve essere denunciato e punito. A livello politico e pubblico, bisogna sfidare i politici e giornalisti razzisti a smettere di alimentare l’odio. Loro hanno aperto i tombini e fatto uscire tutta questa sporcizia, adesso devono essere coinvolti»

E nella vita quotidiana?
«Le persone devono incontrarsi per conoscersi. L’incontro con l’altro che magari può sembrare “diverso” ci può aiutare a capire che abbiamo molte cose in comune. Le stesse paure, gli stessi sogni e soprattutto l’amore per il nostro Paese. Infine, il luogo più importante in cui combattere il razzismo è la scuola».

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