Vocabolario dei desideri, R come Ricchezza
Qualche anno fa Alon ha fatto i soldi. Non so esattamente come. Credo in qualche maniera legata alla Borsa. Deve avere inventato qualcosa, uno strumento finanziario. Il suo capitale è stimato in cento milioni di dollari. La cifra non l’ho sentita da lui. Era scritta sul giornale. Adesso ha una villa fuori città su un terreno enorme e una mega piscina. Quando arriva l’estate e scoppia il caldo invita tutto il gruppo, con mogli e figli, per un barbecue a bordo piscina. Siamo sei amici, ci conosciamo da quando avevamo quindici anni. Tutti cresciuti nella stessa cittadina. Giocavamo tutti nella stessa squadra di pallanuoto. I genitori di tutti lavoravano sodo e faticavano ad arrivare alla fine del mese, il rischio di non farcela era sempre nell’aria.
Quando arriviamo da Alon ci comportiamo normalmente. Parcheggiamo le nostre Mazda di seconda mano in fila dietro la sua Lexus, entriamo in casa sua e gli diamo un abbraccio normale, ignorando il fatto che i soli mobili della sua sala costano come gli appartamenti in cui abitiamo noi; ignorando la colf che vive in casa, si muove silenziosa e ritira i piatti, e cercando di non pensare a quanto è costata la sala cinema che ha costruito nel seminterrato. Anche lui, va detto, si sforza di comportarsi come se la fortuna non lo avesse cambiato. Non si dà arie. Evita di lasciar cadere dall’alto consigli economici se la conversazione va a finire lì. E si dedica lui stesso a grigliare la carne super scelta sul barbecue anche se ovviamente potrebbe pagare qualcun altro per farlo. Dopo mangiato noi uomini ci infiliamo il costume, sistemiamo le piccole porte, saltiamo in acqua e giochiamo tre contro tre. In memoria dei vecchi tempi.
Mogli e figli restano a guardare e urlano quando uno segna. Non hanno idea di cosa succede sottacqua. Probabilmente è il motivo per cui questo gioco non ha mai preso piede in televisione: l’azione, quella vera, è invisibile agli spettatori. Così possiamo tirare giù il costume ad Alon, mollargli calci negli stinchi, nelle ginocchia o nella schiena senza che nessuno se ne accorga. Non lo fa solo chi gioca contro di lui. Anche chi è nella sua squadra. Qualche volta lo afferriamo persino per le palle o gli affondiamo le unghie nella carne. Lui non reagisce. E non dice una parola. Credo che capisca. A un certo punto i bambini si stufano di stare a guardare e uno salta in piscina, così la partita s’interrompe senza un vincitore. Poi usciamo, ci avvolgiamo in asciugamani più soffici del velluto forniti da Alon, ci sediamo sotto la pergola, ci serviamo della torta squisita preparata da sua moglie e beviamo il caffè. In questa fase, uno dei bambini comincia sempre a piangere senza nessuna ragione apparente e i suoi genitori dicono «sarà stanco». È il segnale per cominciare a raccogliere abiti e borse, e andarsene. Sulla porta salutiamo Alon con un abbraccio normale e gli diciamo, «grazie amico, che ospitalità, sei il migliore», poi partiamo in retromarcia con le nostre Mazda e torniamo a casa in un silenzio di tomba, come dopo una sconfitta schiacciante a una partita di pallanuoto under 18.
ESHKOL NEVO è nato a Gerusalemme nel 1971. Nipote di Levi Eshkol, terzo primo ministro di Israele, dopo un’infanzia trascorsa tra Israele e Stati Uniti, ha completato gli studi di Psicologia a Tel Aviv. Allievo di Amos Oz, insegna scrittura creativa nella scuola da lui fondata. Nostalgia, La simmetria dei desideri e Tre piani, pubblicati da Neri Pozza, sono i suoi romanzi più conosciuti e amati dai lettori.
(Traduzione di Raffaella Scardi)