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Federer, aspettando la finale numero 12 a Wimbledon

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«Sono esausto», ha detto poche ore fa Roger Federer dopo avere battuto Rafa Nadal nel tempio del tennis mondiale, Wimbledon.

A quasi 38 anni, il campione svizzero ha messo la firma sulla sfida numero 40 con l’eterno rivale, conquistando così la finale  della 133^ edizione del torneo di tennis su erba più importante al mondo. Una delle partite indimenticabili degli ultimi anni, conclusa: 7-6 1-6 6-3 6-4. L’ultima volta in cui i due si erano incontrati a Wimbledon era stato nel 2008 e re Roger non aveva trionfato.

Domenica 14 alle ore 15, scenderà sulla terra rossa del Centrale per incontrare Novak Djokovic, campione in carica, che lo ha sconfitto nel 2015, dopo quattro set all’ultimo respiro. Per arrivare in finale, Djokovic ha battuto lo spagnolo Roberto Bautista Agut in quattro set (6-2, 4-6, 6-3, 6-2) nella semifinale di Wimbledon, accedendo per la sesta volta in carriera alla finale del torneo .E potrebbe essere per Federer la nona (e forse ultima?) vittoria a Wimbledon.

Una risposta secca a chi, dopo la sconfitta agli Us Open (dove agli ottavi di finale Roger Federer aveva perso contro l’australiano John Millman  stravolgendo ogni pronostico) dello scorso settembre aveva osato dire: «Forse l’età pesa». Il campione non era mai stato sconfitto in carriera da un giocatore fuori dalla Top 50.

«Tenere in mano questo trofeo è sempre come la prima volta, stento a credere di averlo vinto ancora. È troppo, davvero. Mai avrei pensato, venendo a Wimbledon la prima volta, di poter conquistare otto titoli. Il segreto è continuare a sognare», aveva detto tra le lacrime stringendo la sua ottava coppa, dopo aver sconfitto Marin Cilic. Sta per accadere ancora?

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