Tra macerie industriali e angosce della precarietà
In Tuttofumo (Baldini + Castoldi, pp. 348, euro 18), il nuovo romanzo di Eugenio Raspi, la fine del mondo industriale, conclamata letterariamente con La dismissione di Ermanno Rea, prima ancora dal capolavoro di Paolo Volponi, Le mosche del capitale, è ormai lontanissimo, delle macerie del Novecento resta solo una nera ciminiera, come una citazione del passato, dove «negli anni del boom economico, nella fabbrica ci ha lavorato mezzo paese». Ma non è questo, o almeno non solo questo che muove … Continua
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