World News in Italian

Ilva, Arcelor alza la posta per restare: 5mila esuberi, scudo penale e risolvere il problema dell’altoforno 2. Consiglio dei ministri fiume

Cinquemila esuberi, il ritorno dello scudo penale e anche una norma ad hoc per ‘tenere in vita’ l’altoforno 2 che rischia di essere spento dalla magistratura. ArcelorMittal pone tre condizioni per non riconsegnare le chiavi dell’Ilva e disimpegnarsi dal rilancio dell’acciaieria più grande d’Europa, lasciando il governo tra meno di un mese con 10.777 operai sul groppone e le società del gruppo che fu della famiglia Riva da ri-piazzare a un privato.

Il diktat dell’azienda, riportato da Il Sole 24ore e LaPresse, è durissimo e l’esecutivo Conte si trova di fronte a una sfida proibitiva: conciliare le richieste del colosso franco-indiano della siderurgia, totalmente in contrasto con gli impegni assunti appena un anno fa, e le idee – peraltro non coincidenti – all’interno della maggioranza sulle tutele legali. E contestualmente dover gestire una maxi cassa integrazione per la metà delle persone riassunte nel novembre 2018. Una condizione che “non si può neanche prendere minimamente e lontanamente in considerazione”, filtra dalla riunione “preoccupata ma molto responsabile” tra il premier e i ministri.

La giornata di Conte è stata lunghissima e si è chiusa con un Consiglio dei ministri fiume, durato oltre 3 ore, che all’ordine del giorno non aveva la questione Ilva ma è ruotato tutto attorno all’emergenza Taranto. Un ‘gabinetto di guerra’ perché le soluzioni vanno trovate in fretta e l’azienda ha chiesto di aggiornarsi in pochi giorni. In mattinata era partito l’ennesimo pressing di ArcelorMittal che prima di entrare a Palazzo Chigi per il vertice con il governo ha ufficializzato l’apertura della procedura ex articolo 47. In sostanza, ha avvisato i commissari di riprendersi gli impianti e tutti i dipendenti. Quindi il faccia a faccia al quale si sono presentati Lakshmi Mittal e il figlio Adyta. I proprietari sono scesi in campo in prima persona, lasciando fuori dalla porta perfino l’amministratore delegato Lucia Morselli, scelta appena 3 settimane fa proprio per gestire la fase più delicata della loro avventura in Italia.

Di fronte ai rappresentanti del governo i proprietari di ArcelorMittal hanno messo in fila le loro richieste: tagli draconiani sui lavoratori con la richiesta di 5mila esuberi, quasi la metà dei riassunti a tempo determinato (l’azienda è in affitto), perché la produzione sarà abbassata a 4 milioni di tonnellate dalle 6 previste lo scorso anno; il ritorno dello scudo penale per evitare guai giudiziari durante l’attuazione del Piano Ambientale e un provvedimento che permetta di tenere in vita l’altoforno 2, a rischio spegnimento da parte della magistratura il prossimo 13 dicembre per il mancato adeguamento imposto dai giudici già dal 2015. In sostanza, una riscrittura del contratto firmato un anno fa e una blindatura sotto il profilo legale. Altrimenti l’azienda andrà avanti con il recesso e lascerà gli impianti a inizio dicembre.

L’addio lascerebbe il governo con il cerino in mano e una situazione occupazionale che si preannuncia esplosiva. I sindacati sono già sul piede di guerra, pur non procedendo compatti. La Fim-Cisl, a vertici in corso, si è mossa autonomamente con uno sciopero immediato che ha trovato un’alta adesione tra gli 8.200 operai di Taranto. E in serata è toccato a Fiom e Uilm che hanno proclamato una nuova giornata di astensione dal lavoro per l’8 novembre con una manifestazione a Roma “per salvaguardare il futuro ambientale e occupazionale del territorio ionico” e “di fronte all’arroganza” di ArceloMittal e “ad una totale incapacità ed immobilismo della politica”.

L'articolo Ilva, Arcelor alza la posta per restare: 5mila esuberi, scudo penale e risolvere il problema dell’altoforno 2. Consiglio dei ministri fiume proviene da Il Fatto Quotidiano.

Читайте на сайте