Intercettazioni, ok alla nuova legge: il pm deciderà sugli ascolti rilevanti da trascrivere. Il giornalista non rischia l’incriminazione
Sarà il pubblico ministero e non più la polizia giudiziaria a decidere quali sono le intercettazioni rilevanti da trascrivere e quali invece no. Mentre i difensori potranno chiedere copia delle registrazioni, e non più soltanto ascoltarle. Per i giornalisti che pubblicano intercettazioni, invece, scompare l’ipotesi di essere incriminati per violazione di segreto d’ufficio, ma la normativa rimane essenzialmente identica a quella attuale. Sono le novità contenute nel decreto legge sulle intercettazioni appena approvato dal Consiglio dei ministri.
Dopo cinque ore e mezza di riunione, Palazzo Chigi ha dato via libera la nuova norma sugli ascolti, che è stata spacchettata dal Milleproroghe (approvato sempre oggi ma “salvo intese”) e inserita in un decreto legge ad hoc. All’interno è prevista l’entrata in vigore nel marzo del 2020 della vecchia riforma dell’ex guardasigilli Andrea Orlando, rinviata per tre volte dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede. L’ultima proroga scade il 31 dicembre: dopo aver ipotizzato un nuovo rinvio di sei mesi, si è optato per dimezzare i tempi dell’entrata in vigore. Il dl approvato oggi, infatti, modifica alcuni aspetti fondamentali della riforma che erano stati a suo tempo contestati anche dagli addetti ai lavori.
Dopo una serie di audizioni con i principali procuratori italiani – Francesco Greco di Milano, Francesco Lo Voi di Palermo, Giovanni Melillo di Napoli, Giuseppe Creazzo di Firenze, l’aggiunto che regge la procura ad interim Michele Prestipino di Roma – Bonafede ha varato una serie di modifiche alla legge varata a suo tempo dal centrosinistra. “Oggi abbiamo approvato in consiglio dei ministri il decreto legge sulle intercettazioni, uno strumento irrinunciabile per le indagini. Adesso elaboriamo un sistema moderno e digitale: ci saranno maggiori garanzie per trovare un punto di equilibrio tra l’esigenza delle indagini, la tutela della riservatezza e il diritto di difesa”, ha scritto su facebook il guardasigilli. “Tutto questo sistema – aggiunge – entrerà in vigore da marzo per dare il tempo agli uffici e addetti ai lavori di adeguarsi e di implementare sotto il profilo organizzativo una normativa così delicata. Adesso il provvedimento farà il suo iter parlamentare per la conversione ma c’erano atti che non potevamo ritardare, perché si mettevano a rischio tutte le indagini in corso nelle varie procura italiane”.
Il decreto legge infatti prevede che le indagini che saranno in corso fino al 29 febbraio varranno le regole per le intercezioni attualmente in vigore: le nuove si applicheranno a tutte le iscrizioni di notizia di reato dall’1 febbraio in poi. Da quel momento quindi entrerà in vigore la riforma Orlando riveduta e corretta da Bonafede. Se l’ex guardasigilli del Pd affidava alla polizia giudiziaria il controllo sulle intercettazioni da considerare rilevanti e da trascrivere adesso questa prerogativa torna nuovamente al pubblico ministero. Gli avvocati potranno poi estrarre copia degli atti rilevanti.
Il decreto legge sulle intercettazioni avrà l’effetto di “allungare la vita” all’esecutivo. La questione degli ascolti telefonici, infatti, ha spaccato il governo nelle scorse settimane, incrociando tutta la trattativa sulla riforma della prescrizione, che entrerà in vigore l’1 gennaio con lo stop dopo il primo grado. Rimangono sospese, invece, le nuove norme sul processo penale sulle quali non c’è ancora accordo tra le forze di maggioranza.
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