«Test rapidi, verifiche non richieste». Possibile svolta al processo Rigoli
La svolta che sgonfia il processo potrebbe essere arrivata giovedì 20 giugno. L’avvocato Giuseppe Pavan che difende Roberto Rigoli, al vertice delle Microbiologie del Veneto, nei guai per i tamponi rapidi, chiede al teste, un ufficiale della Guardia di Finanza che ha condotto le indagini: «C’è qualche documento dove si dice che Rigoli doveva eseguire dei test sull’efficacia dei tamponi?». La risposta è: «No».
Rigoli e Patrizia Simionato, ex dg di Azienda Zero, sono entrambi imputati per concorso in falso ideologico e in turbativa d’asta. Solo Rigoli anche per frode processuale.
Giovedì ci sono stati toni accesi in aula tra il rappresentante della pubblica accusa, il pm Benedetto Roberti e l’avvocato Pavan, proprio in merito alle dichiarazioni di Rigoli (ieri non presente in aula) di fronte al giudice Laura Chillemi. Il legale ha contestato che per Rigoli l’intercettazione era iniziata il 6 maggio 2021 prima che venisse iscritto sul registro degli indagati, il pm ha ribattuto che tutto è stato corretto.
Lo stesso Pavan ha ribadito come in quei mesi di allarme pandemia, Rigoli rimaneva al lavoro tutti i giorni, sabato e domenica compresi. Da parte sua il finanziere in aula ha ribadito che le prove sulla sensibilità del test rapido (poi comparato al molecolare) avevano dimostrato per 92 pazienti un’efficacia del 100 per cento. I test erano certificati CE IVD e quindi non era necessaria alcuna prova sulla sensibilità, e, come detto dalla difesa, non vi era alcun atto dove venisse chiesta.
Si torna in aula il 27 giugno, quando proseguirà il controesame del finanzierie. Già deciso che il professor Andrea Crisanti sarà ammesso solo come testimone e non come consulente della procura.
Nel 2020 Crisanti, pubblicando sulla rivista Nature uno studio che riguardava i test rapidi prodotti da Abbott, aveva smontato l’efficacia dei tamponi venduti dalla multinazionale farmaceutica alla Regione Veneto (due lotti rispettivamente da 900 mila euro e da 1.290.000 euro). Secondo il microbiologo quei test (utilizzabili non per la diagnosi ma per lo screening negli aeroporti, come per gli accessi in ospedali e case di riposo) risultavano efficaci solo nel 70% dei casi e non nell’80% come attestato dal produttore.
«Patrizia, allora ho fatto il primo, funzionano... Sono andato a prendermi un positivo... di corsa... Gli ho caccia... non l’ho neanche fatto parlare» racconta Rigoli. E Simionato risponde: «Bene, bene, bene».
Sono le 11.40 del 25 agosto 2020. La conversazione telefonica intercettata. L’obiettivo? Fornire la giustificazione scientifica alla direttrice di Azienda Zero per deliberare l’acquisto dei dispositivi prodotti dalla multinazionale. Peccato – è ancora l’accusa – che quella sperimentazione non fosse affatto scientifica. Se in aula verrà confermato che verificare l’attendibilità dei test non era richiesto, anche le intercettazioni avrebbero poco valore.