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Younes ucciso in piazza Meardi, in aula una pistola identica a quella di Adriatici: «Pistola da tasca? Può essere micidiale»

VOGHERA. «La definiscono pistola da “tasca” o da “borsetta”, ma non significa che non possa essere micidiale. Il calibro 22, anche se tra i più piccoli, può uccidere: gli omicidi di Marta Russo e del mostro di Firenze sono stati commessi con armi di questo calibro». Il consulente delle parti civili, il balistico forense Pierpaolo Soldati, per essere più preciso nella sua descrizione si è presentato venerdì in aula con una pistola: una Beretta calibro 22 identica a quella che l’ex assessore Massimo Adriatici impugnava quella sera del 20 luglio 2021, in piazza Meardi, e da cui partì il colpo che uccise il 39enne Younes El Boussettaoui. Adriatici è a giudizio davanti alla giudice Valentina Nevoso per eccesso colposo di legittima difesa. Nella settima udienza del processo sono stati sentiti diversi consulenti.

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Il colpo in canna e la sicura

Il consulente scelto dai legali di parte civile Marco Romagnoli e Debora Piazza, che rappresentano i familiari di Younes El Boussettaoui, si è soffermato sulla modalità con cui Adriatici quella sera portava l’arma, che deteneva per difesa personale. Le indagini (i Ris hanno rilevato l’assenza di segni del passaggio nel caricatore) hanno stabilito che l’arma aveva il colpo in canna. Ma è consentito? «Non ci sono leggi che lo vietano – ha spiegato il consulente –, ma questa modalità è sconsigliata anche dal manuale di istruzioni di questa pistola: dice che l’arma va portata con serbatoio carico fuori dalla pistola e senza colpo in canna. In caso di bisogno si arma e si spara, anche se questa operazione potrebbe non essere agevole e rapida. Comunque portarla carica e senza sicura è di certo pericoloso».

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La Beretta calibro 22, ha spiegato il consulente, è prodotta negli Stati Uniti «ed è destinata a chi vuole un’arma di dimensioni piccole e maneggevole». Adriatici, quella sera, la portava in tasca. «La fondina? Una questione di scelte – ha spiegato il perito –. L’arma nasce per essere portata in modo non convenzionale, ma ogni modalità porta vantaggi e svantaggi. Se la infilo in cintura senza fondina rischio di perderla, se la metto in tasca posso fare fatica a estrarla, se la tengo in borsetta può accadere che me la rubino. La fondina la protegge».

Le munizioni

Le deposizioni di diversi consulenti, anche alle precedenti udienze, si sono concentrate poi su un’altra circostanza: la classificazione dei proiettili utilizzati da Adriatici quella sera. Per il consulente Soldati «sono di tipo espansivo: possono essere acquistate ma non sono consentite per difesa personale e caccia, bensì solo al poligono. Dal 1992 questo tipo di munizioni sono state inserite nell’elenco di quelle vietate nelle armi comuni da sparo». A conclusioni opposte è arrivato il consulente balistico dell’imputato Stefano Conti, scelto dai difensori di Adriatici, Gabriele Pipicelli e Luca Gastini, secondo il quale le munizioni non possono essere definite espansive perché non si sono modificate durante i test balistici.

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