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Sbloccato il nuovo carcere a San Vito al Tagliamento con altri 10 milioni di euro. Sarà operativo nel 2027

La pietra tombale, su una vicenda annosa e anche dolorosa per i pordenonesi – con tanto di faida tra Pordenone e San Vito al Tagliamento iniziata una dozzina d’anni fa –, segnata poi da ricorsi e contenziosi legali in fase di gara, si chiuderà con l’avvio del cantiere vero e proprio: «Entro l’estate».

Una vicenda, quella del nuovo carcere della provincia, che sorgerà all’ex caserma Dell’Armi di San Vito al Tagliamento, che ieri ha visto le istituzioni segnare un punto fermo in Prefettura. Per fine 2026 la struttura sarà realtà e, considerati i tempi del collaudo, nel 2027 sarà pienamente operativa.

Chiuso il contenzioso giuridico e trovati i fondi per aggiornare il quadro economico dell’opera, che cresce del 25%: rispetto ai 41 milioni già previsti dal ministero delle Infrastrutture,è stato necessario stanziare altri 10 milioni di euro, che arrivano dal ministero della Giustizia. L’opera costerà 51 milioni di euro «chiavi in mano» ha sottolineato il ministro Luca Ciriani.

A certificare l’importanza del momento basterebbero i presenti al tavolo coordinato dal prefetto Natalino Domenico Manno: il ministro Ciriani (rapporti con il Parlamento), il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove, il parlamentare Emanuele Loperfido, il ministero delle Infrastrutture (collegato in videoconferenza) rappresentato dal dirigente Calogero Mauceri, i rappresentanti del provveditorato Opere pubbliche, il sindaco di Pordenone Alessandro Ciriani con il vice Alberto Parigi e l’assessore Elena Ceolin, il sindaco di San Vito Alberto Bernava, il direttore del carcere Leandro Salvatore Lamonaca e naturalmente il rappresentante della ditta Pizzarotti, che eseguirà i lavori.

«Questa è stata una storia molto tormentata e a tratti imbarazzante – con un cantiere inaugurato tante volte e in realtà mai partito, con una serie di contenziosi infiniti, e una continua richiesta di nuovi finanziamenti – che speriamo di aver lasciato alle spalle. Il risultato di oggi – ha scandito il ministro Ciriani – è il frutto del lavoro silenzioso, tra tutti gli attori qui presenti, portato avanti in questi mesi.

Continueremo a lavorare senza troppi clamori: finalmente entro due anni, questo lo provvede il contratto, il carcere finalmente sarà realtà, ospitarà circa 300 detenuti e darà una risposta all’esigenza di giustizia di questo territorio». Entro luglio sarà firmato il contratto; servirà la registrazione alla corte dei Conti e la firma del protocollo Antimafia, ma su questo la Prefettura di Pordenone si è già mossa per ridurre i tempi.

«Il nuovo carcere era una ferita per la comunità di Pordenone che congiuntamente con il ministero delle Infrastrutture – ha aggiunto Delmastro delle Vedove – siamo riusciti a sanare, anticipando anche possibili contenziosi in corso d’opera perché abbiamo trovato una sistemazione complessiva con l’impresa subentrante, La Pizzarotti.

Questo impegno rientra nel disegno del piano carceri del governo Meloni con il quale, sbloccando la cifra di 250 milioni di euro di edilizia penitenziaria, recupereremo 7.300 nuovi posti detentivi.

L’idea del governo non è procedere con provvedimenti svuotacarceri, ma mettere in campo una seria politica di edilizia carceraria. A San Vito al Tagliamento in particolar modo si parla di 300 posti e quindi tendenzialmente di un personale tra amministrativo e polizia penitenziaria di 400 persone che graviteranno attorno all’economia dell’Istituto penitenziario».

Delmastro ha precisato a margine che sono 21 le strutture su cui lo Stato investirà e San Vito è l’unico carcere a Nord est, assieme all’Ipm Triveneto di Rovigo (fondi per 3,5 milioni di euro).

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