Una cortinese a Roma per alzare la Supercoppa. «Qui sono contenta ma le Dolomiti mancano»
Supercampionesse d’Italia. Oltre alla Coppa Italia conquistata a marzo, il CV Skating ha aggiunto da qualche giorno la Supercoppa di hockey inline femminile.
Tra i pali nel 3-0 rifilato all’HC Milano titolarissima la cortinese classe 1999 Eugenia Pompanin, cresciuta nell’hockey su ghiaccio ma che ora si dedica alla disciplina con i pattini in linea.
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È in forza alle Sniper ormai dal 2018 e da tempo fa parte della nazionale.
Eugenia, siamo curiosi di capire come ci sia arrivata una ragazza di Cortina nella Capitale… per giocare a hockey inline.
«Il mio percorso sportivo prende il via allo stadio “Olimpico”, ma ovviamente nell’hockey su ghiaccio. Una passione trasmessa soprattutto dai cugini, uno dei quali tra l’altro ancora oggi in forza all’Hafro ossia Ronny De Zanna. All’epoca, a 13-14 anni le ragazze non potevano continuare a giocare con i maschi e di conseguenza in quel momento mi sono spostata a studiare a Bolzano, trasferendomi alla società Lakers di Egna. Nel frattempo ho cominciato anche a provare l’inline ad Asiago e mi è piaciutomolto. Mi dividevo tra entrambe le discipline, cosa abbastanza comune al Nord. Oltre a me, di bellunesi nella massima serie ci sono anche Linda De Rocco e Silvia Toffano».
E l’opportunità romana quando nasce?
«Nel 2018, grazie all’incontro con la mia attuale allenatrice Martina Gavazzi. Quell’anno avevo terminato il liceo e dovevo iscrivermi all’università. Per motivi personali desideravo lasciare il mondo dell’hockey su ghiaccio e, di conseguenza, quando lei mi ha parlato della ricerca di un portiere da parte della società di Civitavecchia, non ci ho pensato un istante. Mi sono trasferita, iscrivendomi alla facoltà di Biologia alla Tor Vergata».
Studio e sport quindi.
«Un binomio reso possibile dalla famiglia e per questo non finirò mai di ringraziare papà Claudio e mamma Mariachiara. D’altronde una cosa posso assicurarla: di hockey inline non si vive. Anzi, spesso faticano a esserci persino i rimborsi spesa. Si va avanti solo per la passione, ma forse è un punto di forza… Comunque, fin da subito ho potuto giocare sia con la compagine maschile sia con la femminile, perché a differenza dell’hockey su ghiaccio non è previsto il contatto fisico diretto e infatti qui non vengono indossate le protezioni per la parte alta del corpo. Ora con Civitavecchia disputiamo la A femminile e la C maschile, anche se quest’ultimo torneo tra qualche settimana “promuoverà” le prime otto alla seconda fase di B».
Il movimento femminile come sta?
«Quest’anno oltre a noi e Trieste ci sono Old Style Torre Pellice, Scomed Bomporto, Milano, Tergeste Tigers, Milano Devils e Devil Girls Vicenza. Tempo fa il livello era basso, ora si sta alzando complice anche l’incremento di giocatrici di hockey su ghiaccio. In tal senso, le Olimpiadi 2026 risulteranno una spinta aggiuntiva. Giocoforza gli investimenti nell’inline sono minori non essendo uno sport olimpico e dall’Emilia in giù non esiste il bacino del ghiaccio a cui attingere, però il movimento è in crescita».
Si sta bene nella Capitale?
«Tanto. Certo, le Dolomiti mancano, ma è una bella città e appena laureata conto di spostarmi in modo definitivo da Tivoli a Civitavecchia».
Cacio e pepe o carbonara?
«Carbonara tutta la vita! L’altra devo ancora imparare a cucinarla». —