“Inferno”: la recensione | Home video

Firenze. Il professore di simbologia Robert Langdon (Tom Hanks) si sveglia in una stanza d’ospedale, dolorante e smemorato, assistito dalla dottoressa Sienna Brooks (Felicity Jones). Sulle sue tracce c’è l’agente segreto Vayentha (Ana Ularu), appartenente a un’organizzazione segreta che sta realizzando il piano dello scienziato Bernard Zobrist (Ben Foster): dimezzare la popolazione mondiale con un virus di sua invenzione, per arrestarne la crescita esponenziale. Terza trasposizione di un romanzo di Dan Brown, dopo Il codice da Vinci e Angeli e Demoni, tutte con il personaggio di Langdon protagonista. Delle tre, è la meno ispirata e la meno godibile. Imbottita di fastidiosi flashback e con un Hanks tanto spaesato quanto il personaggio che interpreta, è segnata da una evidente stanchezza. L’azione non manca, ma l’impressione è che sia tutto ormai già visto e rivisto. In meno di un secolo la popolazione mondiale è effettivamente triplicata: un problema reale e di enorme portata. Per il libro e per il film è poco più che un pretesto per tessere (stavolta tra Italia e Turchia) la solita, macchinosa trama dai prevedibili colpi di scena. Purtroppo sia Ron Howard che David Koepp, rispettivamente ottimi regista e sceneggiatore, restano impotenti dinanzi alle scempiaggini dello scrittore statunitense e non possono che assecondarle, pur con qualche licenza. La più grossa riguarda proprio Dante Alighieri e la cantica della Commedia che dà il titolo a libro e al film: al di là di alcune orride visioni dell’inferno sulla Terra, di Dante resta ben poco. Alla fine resta l’impressione che sia più interessante il retroterra sentimentale – non sondato – di Langdon, vista la chimica con la sua ex-fiamma Elizabeth Sinskey (Sidse Babett Knudsen), o l’attività e la figura del Rettore (Irrfan Khan, che lancia una frecciatina alle forze di polizia tricolori). Insomma – per quanto sfocata – la cornice c’è, ma è il quadro a mancare. Per una pellicola tratta da un romanzo scritto da uno storico dell’arte, è piuttosto grave.

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