Grazie a Nadia Toffa, che ci ha insegnato a non avere paura
Nadia Toffa è morta martedì mattina, prima che il sole si levasse in cielo. E i compagni di una vita, fuori e dentro gli studi televisivi, l’hanno salutata a modo proprio, ciascuno dicendo della «dolce guerriera» quel che la memoria gli ha suggerito. La quarantenne bresciana, con il sorriso largo, si è trasformata, nelle parole altrui: prima, la donna combattiva, poi la novizia emozionata, l’amica leale, la giornalista determinata. I post si sono susseguiti lungo tutto la giornata, portando ciascuno il proprio ricordo. La propria immagine. Qualcosa che potesse cristallizzare in eterno l’essenza vitale di Nadia Toffa, una biondina con gli occhi vispi che, sola (o quasi) nell’omertà della televisione italiana, ha avuto il coraggio di «guardare in faccia il mostro».
Nadia Toffa, come Carolyn Smith, non se n’è andata in qualche luogo appartato, una volta ottenuta la propria diagnosi. Non s’è nascosta, non ha chiamato la privacy come si chiama un time-out. Al contrario, si è mostrata al mondo così com’era: una donna malata, cui la vita ha caricato sulle spalle un macigno orrendo. Un macigno che, in televisione, su Internet, in qualunque luogo le fosse consentito, ha chiamato per nome, senza timore di urtare la sensibilità di quanti al cancro si riferiscono con blandi vezzeggiativi.
LEGGI ANCHE
Da Le Iene alla lotta pubblica contro il tumore, la vita di Nadia Toffa in 10 tappeNadia Toffa si è mostrata al mondo con la propria parrucca, il viso gonfio per le cure. Su Instagram, ha postato un diario del proprio percorso ospedaliero. Ha parlato e parlato ancora, cercando, come ha fatto Carolyn Smith, di normalizzare la malattia, e di farlo per davvero. La lezione di Nadia Toffa, la più grande, è nella resilienza, nella capacità di assorbire l’urto, senza rompersi, ché anche l’urto, in fondo, è parte della vita. Nadia Toffa, di cui Mediaset, nell’access prime-time di martedì, manderà in onda l’ultima intervista, in simulcast su Canale 5 e Italia 1, ha insegnato che la vita scorre accanto al Male, accanto al cancro. Che deve corrergli accanto, qualche volta girandosi a guardarlo dritto negli occhi, senza paura. Nadia Toffa ha insegnato che non c’è momento per arrendersi, che si combatte e lo si fa sempre, con il sorriso. Ha insegnato a tenere la testa alta, il mento puntato verso il cielo, con la consapevolezza che, nella vita, l’unica battaglia persa è quella che non si è combattuta.