Amanda Gorman, la giovane poetessa diventa una star di Capitol Hill
Da piccola aveva un difetto di pronuncia come Joe Biden, che balbettava, e, come lui, è pronta per correre per la presidenza gli Stati Uniti, nel 2036. Per ora hanno in comune una giornata unica per entrambi. All’inauguration Day del nuovo presidente degli Stati Uniti è brillata la stella di Amanda Gorman, la più giovane poetessa, sono state sei nella storia, a leggere i suoi versi dopo il giuramento presidenziale.
Ha 22 anni, afroamericana di Los Angeles, cresciuta da madre single insegnante. Ha una laurea in Sociologia con lode ad Harvard, è attivista, e ha ottenuto il titolo di National Youth Poet Laureate. È stata Jill Biden a volerla alla cerimonia dopo aver sentito i suoi versi in un recital al Congresso.
Ha recitato «The Hill We Climb», la collina che saliamo, un poema che ha concluso dopo le violenze del 6 gennaio a Capitol Hill e che era in tema con «America United», liet motiv dell’insediamento. «Essere americani», ha detto, «è più di un orgoglio che ereditiamo; è il passato in cui entriamo e come lo ripariamo».
Bellissima nel cappotto giallo di Prada e con un cerchietto rosso sull’acconciatura, ha parlato anche della sua storia personale di «ragazzina magra afroamericana cresciuta da una mamma single che sognava un giorno di diventare presidente e oggi recita all’insediamento di un presidente».
https://twitter.com/HillaryClinton/status/1351972735598145536I suoi versi, con un andamento rap, ma in cui qualcuno ha colto riferimenti anche al musical Hamilton, hanno incantato gli ex presidenti da Michelle e Barack Obama a Hillary Clinton che la attende alle elezioni del 2036. «Anche quando abbiamo sofferto», ha continuato Amanda, «siamo cresciuti, anche quando ci siamo feriti abbiamo sperato e quando ci siamo stancati ci abbiamo provato. Non ci faremo spingere indietro o piegare dalle intimidazioni perché sappiamo che la nostra inazione e la nostra inerzia diventeranno il futuro».
https://twitter.com/BarackObama/status/1351995663475728386«Ricostruiremo, ci riconcilieremo e ci riprenderemo». Ha guardato avanti senza dimenticare il passato recente dell’attacco al Campidoglio: «Abbiamo visto una forza che avrebbe distrutto il nostro Paese se avesse significato rinviare la democrazia. Questo sforzo è quasi riuscito. Ma se può essere periodicamente rinviata, la democrazia non può mai essere permanentemente distrutta».