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Stop alla vendita di armi all’Arabia Saudita, Moavero ci dica da che parte sta

Mentre anche il Regno Unito sospende le vendite di armi ai sauditi, da oltre un mese la Farnesina non risponde alla nostra interrogazione0 depositata al Senato con cui abbiamo chiesto di spiegarci perché non abbia ancora provveduto a fare lo stesso con le bombe della Rwm, nel rispetto delle indicazioni date dal presidente Conte, dal vicepremier Di Maio e dal ministro Trenta e del contratto di governo che prevede lo stop alla vendita di armi a paesi in guerra.

Non avendo avuto nessuna risposta dal ministro Moavero ci siamo mossi da soli raccogliendo informazioni e, pur scontrandoci con l’inaccessibilità dei contratti di vendita autorizzati nel 2016 dal governo Renzi e poi secretati, abbiamo raggiunto alcuni punti fermi, rendendoci conto che la situazione è più complicata di come viene spesso dipinta.

La Farnesina, evidentemente, teme ripercussioni legali ed economiche sia da parte delle grandi aziende militari straniere coinvolte in questo affare (l’americana Raytheon e la tedesca Rheinmetall), sia da parte dell’Arabia Saudita, con cui ci sono in ballo una fornitura multimiliardaria di navi da guerra (Fincantieri), ricchi contratti di gestione dei pozzi petroliferi sauditi (Saipem), delle locali reti elettriche (Enel) e ferroviaria (Fs) e altri buoni affari per le nostre grandi aziende nazionali (Anas, Astaldi, Trevi, Bonatti, Maccaferri, solo per citarne alcune). Per non parlare dei 4 miliardi e mezzo di petrolio che importiamo ogni anno dai sauditi. Ci troviamo dinanzi al solito dilemma: sono più importanti gli intrecci economici, il guadagno delle élite o i diritti umani? Noi non siamo il Pd che nel 2016 fissa il record di vendite di armi all’Arabia Saudita e poi oggi, con la deputata Quartapelle, accusa il governo odierno di essere “indifferente”. Perché la deputata non ricorda che furono Renzi e Pinotti a vendere circa 22.000 bombe ai sauditi? Bombe usate per sterminare i civili dello Yemen.

Noi del M5s non abbiamo dubbi che gli interessi industriali ed economici non sono più importanti della vita umana e di questo chi siede ai piani alti della Farnesina ne deve tenere conto. Come dovrebbe tenere conto che (come sollecitai un anno fa) è giunto il momento di lasciare l’Afghanistan.

Ammesso e non concesso che la Farnesina sia disposta a subire tali ripercussioni per sospendere le spedizioni di bombe ai sauditi, potrebbe farlo adottando un provvedimento sulla base del Trattato Onu sul commercio di armamenti del 2014 – che incoraggia la “revisione” delle autorizzazioni già concesse quando si venga a conoscenza di gravi violazioni del diritto umanitario internazionale (articolo 7 comma 7 dell’ATT) – e della Posizione comune europea adottata dal Consiglio dei ministri europei nel 2008 – che prevede la possibilità di una “valutazione” congiunta del rispetto del diritto umanitario internazionale da parte degli effettivi destinatari delle esportazioni (articolo 9 della 2008/944/PESC).

Ma – qui sta il problema – non sarebbe obbligato a farlo dalla legislazione italiana vigente. La legge 185 del 1990 che regola questa materia, infatti, non si applica ai fini di assistenza militare eseguite in attuazione di accordi internazionali (art.1 comma 9 lettera b della legge 185/90), come quello tra Italia e Arabia Saudita in vigore dal 2009 e tacitamente rinnovato ogni cinque anni. Un escamotage, quello del regime privilegiato in presenza accordi bilaterali di cooperazione militare, che mina alla base la legge 185 e – come denunciò già quindici anni fa Mattarella – rappresenta un grave svuotamento della stessa legge.

Ne consegue che all’autorizzazione alla fornitura di bombe RWM ai sauditi non si può applicare l’articolo 15 della legge 185/90 che prevede la possibilità di sospensione qualora vengano meno le condizioni che ne hanno garantito l’autorizzazione originaria. Condizioni che, comunque, non sono venute meno perché già nel 2016 l’Arabia Saudita era in guerra in Yemen nel formale – solo formale – rispetto dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e perché le gravi violazioni saudite dei diritti umani in Yemen (denunciati dal Parlamento europeo già nel febbraio 2016) non sono mai state formalmente ‘accertate’ dai competenti organi internazionali.

Risulta evidente la necessità e l’urgenza di modificare la legge 185, innanzitutto per porre fine all’assurda mancanza di controlli sulle forniture militari in regime di cooperazione bilaterale, ma anche per rendere automatico – non più discrezionale – il diniego di autorizzazioni e la loro sospensione verso Paesi coinvolti in interventi armati non esplicitamente autorizzati dall’Onu e ritenuti responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Se il mio disegno di legge per rafforzare la 185 fosse subito approvato, le bombe RWM verrebbero automaticamente fermate, senza lasciare queste decisioni alla discrezionalità del ministro di turno.

In conclusione nessuna morale ipocrita da parte del Pd che vede la pagliuzza nell’occhio altrui ma non la trave nel proprio, ma ora il ministro Moavero ci dica, cortesemente, da che parte sta.

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